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Noi siamo precari, quasi tutti. Non necessariamente e non soltanto per un contratto di lavoro. Siamo precari perché siamo cresciuti credendo che la vita ci avrebbe offerto infinite possibilità. A volte è così e a volte no. Ma in ogni caso, questa difficoltà a mettere radici rimane ed è oggettiva.

Possiamo avere un lavoro che ci piace, il famoso posto fisso, e non essere comunque contenti. Perché magari avremmo potuto fare di più, essere qualcosa di diverso, interpretare un altro ruolo. Siamo sempre con un piede qui e uno nell’Altrove. Allora cominciamo a chiederci cosa ci impedisce di cambiare tutto, di dare una fatidica svolta, di andare all’estero o di traslocare in un’altra città.

Se invece non siamo così fortunati, la precarietà lavorativa diventa lo stigma che non permette di progettare un futuro. La spada di Damocle che ti fa ricorrere a mamma e papà quando serve una firma di garanzia, una visita specialistica dal dottore, l’assicurazione della macchina. Crearsi una stabilità partendo da questi presupposti è difficile, se non impossibile.

Siamo precari anche perché pensiamo prima di tutto a noi stessi. Ognuno – o quasi – è diventato per sé il centro del mondo. Ed ecco che assecondiamo ogni nostra idea, ogni opportunità che si presenti, pronti in pochi giorni a fare le valigie e cambiare mondo.

Siamo precari nei nostri incontri e nelle nostre amicizie. Legami si creano e si distruggono nello spazio di pochi giorni. Ci aggrappiamo a un pugno di amicizie preziose e durature, impauriti che possano essere anch’esse inghiottite dal vortice in cui ci troviamo a vivere. Spesso ci ritroviamo nel mezzo di relazioni che temiamo già si possano interrompere. C’è sempre di mezzo una partenza, un cambiamento, qualcosa che dà un sapore instabile anche a questo.

Se tutto questo ci rafforzerà o meno, lo dobbiamo ancora scoprire. Intanto siamo la generazione più viaggiatrice e confusa mai apparsa finora, ancora alla ricerca del nostro angolino sulla terra. E se prolungassimo la ricerca anche per la paura di scoprire che quella famosa stabilità finirebbe con l’annoiarci a morte?

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2 thoughts on “Le diverse declinazioni della precarietà

  1. Ciao Doris!

    La precarietá é una cosa comune a tanti di noi anche della generazione di prima quando vedi accumulare anni dietro di te a sempre di meno di fronte a te cominci a chiederti e ad essere preoccupato per parecchie cose!
    Come hai detto non dipende solo dal lavoro ma é un insieme di cose come vita privata, sociale, presente e futura!
    Essendo al corrente di quello che succede attorno a noi é quasi impossibile uscire da questa sensazione che normalmente proviamo a nascondere dietro una facciata di ipocrisia e falsa sicurezza!
    Gente e situazioni vanno e vengono nella nostra vita e non é facile anche avendo una casa e un lavoro fisso usire da questa senzazione!
    Precarieta é parte della nostra natura anche visto che ci piaccia o no non siamo una parte permanente di questo pianeta e la religione aiuta in questo dandoti un senso di sicurezza riguardo a ” dopo” che non abbiamo mentre siamo qua sulla Terra!

    Be! Alla prossima Doris!

    Un abbraccio da zio Massimo

  2. Caro Massimo è sempre un piacere leggere i tuoi pensieri. Spero di riuscire a scambiare qualche parola con te “dal vivo” al più presto, chissà che prima o poi non riesca a venire a trovarti in Sud Africa!

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