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Noi, si vive assieme. Si comincia con l’uscire dalla casa dei genitori, andare a finire in una città nuova, cercarsi un affitto, una stanza, un appartamento in condivisione. Cosa che pare non proprio facile, fra telefonate da fare, colloqui da sostenere, e “tu sei del primo anno, te la saprai cavare o dovremo seguirti passo passo?”.

Comunque, alla fine, questa casa si trova. Spesso un appartamento un po’ vecchio in centro storico, con una stanza da dividere, il lettino – la scrivania – l’armadio. Ci si adatta alle regole della casa, sempre che queste regole ci siano. E si familiarizza con la vita da coinquilini. Ci sono diverse tipologie di condivisione, c’è la casa-famiglia e la casa composta da singoli individui che si incontrano quasi collateralmente. In ogni caso, vivere con altre persone può essere la cosa più bella del mondo oppure procurare costanti esaurimenti nervosi. Dipende.

E si deve fare i conti con la mancanza di intimità, col fatto che tutti sappiano cose di te che non necessariamente vorresti rendere note, ma tant’è. Questa è la prima di cosa da imparare quando si vive assieme: si familiarizza con persone che hanno modi di vita e abitudini completamente diverse dalle nostre, e si deve imparare quella difficilissima dote: la tolleranza.

Succede che, negli anni, si cambino tantissime case e tantissimi coinquilini. Magari si va all’estero per in periodo di studio, o scade un contratto, o si va alla ricerca di una sistemazione migliore – una stanza più grande, più luminosa, una zona più vicina alle aule. Il trasloco è sempre un momento epico, per non dire drammatico. E se avviene da una città all’altra, allora si rischia il delirio. Valigie enormi e la scoperta che è bastato poco tempo per circondarsi di cose inutili. Ed è talmente difficile sbarazzarsene…

Comunque, credo di essere stata abbastanza eccessiva anche su questo fronte. Sono uscita di casa a 19 anni e, contando solo gli spostamenti universitari e lavorativi, ho cambiato 8 case. Se vogliamo anche aggiungerci le parentesi di convivenza di coppia, arriviamo tranquillamente a 12. Tutte queste volte ho impacchettato tutte le mie cose, mi sono resa concretamente conto del peso della cultura (libri e scartoffie sono sempre la cosa peggiore da trasportare) e dell’ampia dose di superfluo che può attecchire anche nella mia vita, e mi son gettata a cuor sereno in un’altra avventura.

Quindi, quasi 10 anni di convivenze, di traslochi, di incontri con persone che restano nella tua vita e con altre che se ne allontanano per sempre. Ci sono queste affinità elettive che si creano e distruggono; ci sono incomprensioni, ma anche momenti di grande solidarietà; c’è il fastidio per non poter essere da soli e, di contro, il sollievo di tornare in una casa riempita dal calore di altre presenze. C’è la sorpresa che quasi ti commuove e la scorrettezza che ti fa drizzare i capelli sulla testa. Ci sono i giorni che sei pervaso d’amore e abbracceresti tutti, le volte che vorresti un kalashnikov a portata di mano per fare una strage!

Comunque, noi viviamo assieme. A volte per scelta, a volte per necessità, più spesso per un misto delle due cose. La nostra generazione, forse anche per questo, è sempre più diffusamente incapace di gestire la Solitudine. Un vero peccato, perché anche la solitudine può regalare grandi soddisfazioni. E creare un senso di responsabilità che troppo spesso non riesce a svilupparsi appieno nella vita comunitaria.

Per contro, spesso capita di essere soli anche in compagnia. Un’altra delle grandi contraddizioni del nostro tempo. L’essere sempre circondati da persone, input, comunicazione, e il non sapere invece trasmettere un vero calore umano, avere il piacere dell’incontro e del dialogo fini a sé stessi. Riusciremo, noi, ad essere altro da un gruppo di persone eterogenee mischiate dal fato, dalla necessità, dall’opportunismo o dalla fortuna? Riusciremo a essere individui completi che sviluppano sani rapporti umani? Chissà. Intanto, noi viviamo assieme, in questo limbo comune di familiarità e confidenza.

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