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A volte ti senti la testa leggera e sai anche perché.
Magari hai in corpo qualche bicchiere di vino di troppo, un mojito sorseggiato a stomaco vuoto o qualcos’altro. In ogni caso, accade abbastanza spesso che si decida di accantonare altre considerazioni per slanciarsi nel momento. Agire come se non ci fosse il domani, perché a quel domani di gioie miste a latenti insoddisfazioni non ci vogliamo neppure pensare.

E allora non si pensa al fatto che i soldi sono finiti, che dovremmo cercare di presentarci a lavoro con una parvenza di freschezza anziché col volto segnato, che le cose da fare sarebbero mille e che si tratta di mero sviare. Si esce, si va, si fa. Purché per qualche labile istante non sia necessario pensare alle angustie. Per fuggire dal loop, ci rifugiamo nel fascino dell’eterno presente.

Una contraddizione in termini. Il presente non esiste perché non lo assaporiamo nella sua interezza, ma allo stesso tempo è l’unico nostro rifugio. Un presente attentamente selezionato fra i tanti attimi di non-senso che compongono la nostra quotidianità. Il non-senso di centellinare i soldi per la spesa, preferendo spenderlo in alcol e concerti. Il non-senso di proclamarsi indipendenti ma dover correre dai propri genitori per ogni minimo imprevisto. Anche un dente cariato può fare la differenza fra un mese a pasta e ceci e uno di sfrenata vita mondana.Il non-senso nel divario fra le nostre aspirazioni e la nostra realtà.

Tutto questo non-senso lascia alcuni spazi a folgoranti rivelazioni. C’è che si rifugia nel senso estetico e vede in un’ombra proiettata da un albero una sfavillante gemma di bellezza. A volte cammini, ti guardi attorno e la bellezza ti invade. E’ qualcosa che solletica un punto nel petto, che sembra dare nuovi orizzonti alla mente, lasciar respirare per una volta più liberamente. Questo è il Bello che si dipana su di noi. Per altri, la gioia è data dagli incontri. Capita di sentirsi dire la cosa che ci serviva nell’esatto momento in cui, senza saperlo, cercavamo un aiuto fuori da noi. Il segnale rivolto a noi si materializza nello sguardo di un vecchietto, nell’abbraccio di un amico ritrovato, nella calda consapevolezza che qualcuno pensa a noi. Rivelazione può essere anche una melodia, un concerto, un libro, una notizia inaspettata. Questo è quello che noi decidiamo debba essere il nostro presente. Al resto non vogliamo pensare. E questo ci riesce perfettamente quando il nostro corpo si lascia pervadere da gradevoli veleni.

L’abbandono, il lasciar seguire un bicchiere all’altro, finalmente dimenticare la postura corretta, il discorso corretto, la paura di essere. Possiamo camminare di sbieco, sorridere in modo ebete, biascicare discorsi insensati prendendoli per luminose verità. Tutto questo ci risolleva dal non-senso e per un attimo sembra che la nostra vita sia pervasa di gioia, calore e meravigliose prospettive.

Troppe volte sarà l’aspro risveglio, ancora vestiti nel letto, la camera ridotto a dimensione di pura entropia, a farci ripiombare nell’ingrata realtà.

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