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Con colpevole ritardo, mi rendo conto di non aver inserito ancora nulla per questa tardiva primavera. Sarà, appunto, perché il sole si è fatto vivo ancora di rado, e la pioggia ha fin troppo spesso funestato le giornate di marzo e aprile?

Comunque, la primavera è la stagione in cui ho preso l’abitudine delle camminate sui Navigli, accompagnandomi da una colonna sonora che varia secondo l’umore. A volte, quando vedo l’estate avvicinarsi, vien voglia di ascoltare qualcosa di caldo e ritmato, come AlBorosie.

Altre volte ricado in certe atmosfere molto più cupe, come quelle del Teatro degli Orrori...che ho avuto l’onore di vedere in questa piovosa e crepuscolare primavera. Sul palco rabbia ma anche tristezza e disillusione, e su tutto un terribile senso di consapevolezza…oltre a una consistente dose di alcol e fattanza.

Per il resto, si ascoltano sempre tanto i soliti vecchi noti: dai Subsonica agli Afterhours, dalle Luci della Centrale Elettrica a Muse e Coldplay, dai Soulsavers a De André. L’immortale De André di Storia di un impiegato, per esempio.

Penso ora a quell’incipit sul maggio parigino. E a come oggi, nello stesso mese, si sia persa la forza di ribellarsi, troppo spesso anche la forza di sognare un altro mondo possibile, dipingerlo con la creatività che la giovinezza dovrebbe darci in dono. Ma questa è un’altra storia. Che per giunta non c’entra con la musica 🙂

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