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Ieri mi è accaduta una cosa davvero sgradevole.
Stavo tornando a casa dopo aver partecipato a una trasmissione televisiva in zona Bovisa e, come sempre, ho preso la 91 per rientrare.

Chi mi conosce sa che, pur avendo l’auto, la uso praticamente soltanto di notte, o quando rientro in provincia di Ravenna dove effettivamente è fondamentale per spostarsi. A Milano invece ho sempre scelto di muovermi a piedi, in bici o con i mezzi pubblici.

Bene, salgo sulla 91. E’ abbastanza piena, ma niente paura: così pressati non si corre neanche il rischio di cadere. Ho la borsa davanti a me, sotto controllo, e non percepisco alcun senso di minaccia. A un certo punto salgono molti studenti, è l’orario di fine lezione. La pressione sul mezzo aumenta, siamo davvero un sacco in uno spazio ridotto.

bus 90 91 milano

Sto controllando un sms sul cellulare quando mi rendo conto, repentinamente, che qualcosa non va. La normale spinta dei corpi degli altri – ci si urta, ci si chiede scusa, niente di strano – viene sostituita da un movimento intenzionale di una mano che mi palpeggia il sedere. La mia reazione non è quella che avrei voluto o che mi sarei immaginata: in una frazione di secondo che sembra dilatarsi stranamente me ne accorgo, mi volto e intuisco il viso del proprietario della manaccia lurida, e allo stesso tempo dalla bocca mi esce un generico “che schifo” e bum, sono già fuori dalla vettura.

Ho percepito con la coda dell’occhio lo sguardo stranito degli studenti intorno a me, ma basta, ero già fuori. Il posto dove ero stata toccata mi bruciava come se mi avessero dato una sberla fortissima. Sono cose difficili da descrivere. Ci provo ugualmente perché chi non le ha mai sperimentate forse non comprende quanto degradante sia farsi palpare come un’arancia al mercato, per non dire altro.

Ero incazzata nera, mezza stordita, ma soprattutto me la prendevo con me stessa per non aver reagito in maniera più forte, per non aver urlato a tutti (ma soprattutto a tutte, affinché stessero in guardia) che sull’autobus c’era un uomo schifoso e laido, che approfittava della ressa per toccare le donne.

Prevaleva, alla fine, la rabbia e il disappunto per il mio comportamento. E poi mi dicevo: ma diamine, cosa può autorizzare una persona a pensare che tu sia lì per lui, per farti toccare e palpeggiare? Ma quest’uomo non ha una madre, una sorella, una donna a cui vuole bene? Bah.

Vi risparmio i dettagli sulla seconda parte di questo racconto, quella in cui dieci minuti dopo un altro tizio mi si accosta in bici e inizia a seguirmi mormorando sconcerie. Forse era la giornata internazionale della molestia alla donna e ne ero all’oscuro solo io!

Era pieno giorno, c’erano persone in giro ma soprattutto più che impaurita ero incazzata come una biscia, e quindi l’ho minacciato di chiamare la polizia e così ho fatto. Credo di aver fatto bene perché dopo aver mollato me l’ho visto infilarsi in una viuzza secondaria e iniziare a seguire un’altra donna. Immaginate che tutto questo fosse successo alle 20:00 di sera, al buio. Mi sarei spaventata a morte e probabilmente non sarei uscita la sera stessa da sola, ancora in autobus, come in effetti ho fatto (e continuerò a fare).

Proprio ieri, una volta che ho pranzato e mi sono data una calmata (e devo dire che in questo ha fatto la differenza anche il tanto affetto che ho percepito intorno a me, un sacco di chiamate e sms e messaggi di solidarietà che non mi aspettavo e che mi hanno rincuorata) mi sono accorta che il tema del giorno riguardava il trasporto pubblico locale a Milano.

C’era chi proponeva di rendere gratis le linee di superficie, chi non diceva niente e chi invece diceva: paghi chi può tranquillamente farlo, si trovi una soluzione per agevolare le fasce di reddito più basse e si trovino esenzioni per categorie particolarmente fragili. Quest’ultimo diceva anche: forse è meglio, fra le altre cose, investire per potenziare la sicurezza e il controllo su alcune linee calde, come la 90-91. 

Chissà se il vile palpeggiatore si sarebbe fatto avanti lo stesso, se ci fosse stato un controllore? E io, avrei reagito diversamente sapendo che qualcuno avrebbe potuto darmi man forte nel momento in cui mi sentivo minacciata?

Infine, se invece di parlare di linee gratis, si ragionasse di un grande potenziamento negli orari di punta? Non credo che mi sarei ritrovata nella stessa situazione se la vettura non fosse stata piena fino a esplodere.

Il tema non è banale e non voglio essere io a farlo diventare tale. Però mi ha fatto riflettere, e parecchio, la diversità di visione su un tema strategico come il TPL a Milano. Non credo in senso generale e assoluto che chi ha le risorse debba poter godere di servizi gratis. E’ ingiusto, non è redistributivo, è il contrario dell’equità sociale. Io non navigo nell’oro, ma credo che 30 euro al mese per un buon servizio siano una cifra assolutamente accettabile e sono ben felice di pagarla. Certo, se tutti pagassero e se quindi si potesse investire di più su alcuni aspetti, sarei ancora più contenta. Ma a meno di non operare tagli su altri settori del bilancio o di non diminuire la qualità del servizio, non vedo come e perché proporre la gratuità delle linee di superficie.

Per concludere. Ci sono temi di questa campagna elettorale che toccano da vicino la vita concreta delle persone, e quindi vanno maneggiati con cautela e responsabiltià. Un TPL migliore non è quello gratuito anche per chi può benissimo permettersi di pagare, ma quello che assicura un servizio efficiente e sicuro a tutti i cittadini, a partire da coloro che non hanno altra scelta e non possono contare né sull’auto di proprietà, né sul taxi.

 

 

 

 

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