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hanno tutti ragioneTempo fa ho letto un libro di Sorrentino di cui mi aveva affascinato il titolo: “Hanno tutti ragione”.

Oggi, al termine di un weekend ad alto tasso di conflittualità politica, mi è tornato in mente questo titolo e ho provato la voglia di usarlo al contrario. Perché penso che tutti, in realtà, abbiano torto. Chi più e chi più meno, ci mancherebbe.

Chi mi conosce sa quali siano le mie idee. C’è un vissuto dietro, ci sono delle origini che non posso e non voglio cancellare, delle esperienze e un personale angolo di osservazione per capire il mondo.

Però un po’ mi sento di dirlo. Hanno tutti torto.

Ha torto chi dice “Beh ma in piazza c’erano un terzo delle persone dell’ultima manifestazione per la difesa dell’articolo 18”. Ha torto perché è cambiato tutto: oggi è molto più difficile portare le persone in piazza, ed è innegabile che una manifestazione di tale portata, in netta contrapposizione a un governo guidato dal centrosinistra, rappresenti un fatto abbastanza eclatante. 

Ha torto chi dice “Con una piazza del genere, la Leopolda può considerarsi un fallimento”. Io credo che questo sia l’apice del fenomeno della Leopolda, l’anno in cui Renzi rivendica di aver portato a compimento il suo progetto. Ho molto da ridire sulla dialettica renziana, non sono una fan del personaggio, però diciamocelo: è stata una enorme kermesse piena di idee e di contenuti. Non è che si può buttare via tutto, e non si può demonizzare a prescindere una folla di persone che si unisce per ragionare collettivamente. Alcuni erano lì per opportunismo, molti altri per curiosità e perché volevano elaborare insieme ad altri idee per l’Italia di domani. La Leopolda è un capolavoro di organizzazione ed efficacia mediatica e chiunque voglia contrapporsi a questo progetto non può che farlo attraverso strumenti altrettanto funzionali.

Hanno torto coloro che criticano il Sindacato identificandolo come una forza di conservazione, ma hanno torto anche coloro che vedono nella CGIL la soluzione a tutti i mali. Il Sindacato ha tanti pregi e tanti difetti, ha al suo attivo fallimenti e vittorie. Credo che il fallimento più grande in assoluto sia stato quello di riuscire a rappresentare adeguatamente un mondo del lavoro sempre più parcellizzato. Oggi la maggior parte degli iscritti è pensionata, un dato sul quale è importante riflettere. Personalmente, ho sempre simpatizzato col sindacato senza però mai fare la tessera. Credo che occorra da parte della CGIL una grande campagna per raccogliere le istanze delle masse di precari, di disoccupati, di giovani che si sentono scarsamente rappresentati e che spesso hanno perso la fiducia. Se questa operazione riuscirà, i tre milioni di Cofferati potrebbero tornare a essere realtà. A patto però che il sindacato non si limiti alle manifestazioni e ai presidi, ma sia in grado di offrire proposte innovative per un mondo del lavoro che sta cambiando pelle anno dopo anno e per il quale servono ricette radicalmente nuove.

Hanno torto tutti coloro che, facendo parte di una stessa comunità, denigrano chi la pensa diversamente. E basta con questi gufi, ma basta anche con le stilettate senza stile (scusate l’impiccio di parole, ma c’è modo e modo di fare critica politica). Voglio bene a Bersani, ma evocare il metodo Boffo non è che sia stato il massimo della dialettica.

Ha torto Renzi quando usa toni aggressivi: “noi ci siamo presi il Partito e non lo restituiremo”. Da quando un Partito si prende? Cos’è, una borsa da scippare alla signora che passeggia per strada? Boh, diciamo che sono altri i toni che mi aspetterei da un primo ministro.

Ha torto la minoranza PD che non solo è numericamente esile, ma anche divisa. Così non si va lontano, così non si aggregano idee sufficienti a contrastare il sortilegio degli annunci di Renzi. Si diventa irrilevanti e si esce a turno sulla stampa, ma non si costruisce vera alternativa politica.

Hanno torto quelli che dicono “Basta con queste contrapposizioni, gli imprenditori non sono nemici dei lavoratori”. No, le affermazioni generiche non le mando giù. Probabilmente la maggior parte degli imprenditori non è nemica dei lavoratori. Altri però sì, perché non è che tutte le storie che si sentono di lavoratori sfruttati, di donne incinte lasciate a casa, di mancata sicurezza sul lavoro, sono eventi casuali. Pufferbacco, vengo pagato 800 euro al mese e solo una parte in busta, sarà un caso. Dai, su. Uno dei problemi del nostro Paese è che a fianco di imprenditori che sanno rischiare e innovare ce ne sono altri che conoscono solo un modo di reagire alle crisi: far sputare sangue ai propri dipendenti e collaboratori.

Comunque la smetto perché potrei andare avanti per ore. Il punto è che questo clima di contrapposizione per ora ha portato a un solo grande risultato: abbiamo perso la capacità di sfumare le posizioni.

Questo scontro sta congelando punti di vista che hanno sempre dialogato, anche in maniera vivace, ma arrivando sempre a un sentire comune. 

Hanno tutti torto, quindi abbiamo tutti un po’ ragione. Prima lo capiamo e meglio è.

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