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Sono passati cinque anni e mezzo da quando ho messo piede in questa città che non conoscevo se non per averla visitata fugacemente in occasione di qualche concerto rock.

A quell’epoca non conoscevo praticamente nessuno e facevo i conti, giorno dopo giorno, con le nuove impressioni che questa metropoli mi trasmetteva. Ricordo che, qualche mese dopo essermi sistemata alla bell’e meglio in Corso Genova, mi indignavo perché al forno dove andavo sempre a comprare pane e focacce mi trattavano senza alcun segno di familiarità.

C’era poca soddisfazione a comprare la pagnotta senza neppure scambiarsi due chiacchiere e un sorriso. Sono fatta così: per sentirmi a casa in un posto ho bisogno di stabilire dei contatti.

Fatto sta che piano piano le cose sono cambiate. Le fornaie hanno iniziato a riconoscermi, a darmi il resto arrotondando per eccesso, a chiedermi come andavano le cose. In qual momento ho capito che – con tempi più lunghi che altrove, forse – anche nella città che il resto d’Italia descrive come grigia e fredda è possibile trovare oasi di calore umano.

Col tempo, ne avrei trovate sempre di più e mi sarei sentita sempre più a mio agio. Certo, questo non è ancora il mio luogo ideale: mi mancano la natura e gli orizzonti senza fine del mare e della terra. Ma non provo l’angoscia di chi sente di dover fuggire al più presto.

In ogni caso, oggi sono tornata al forno. Ho cambiato casa e non vivo più in Corso Genova, ma avevo voglia di una di quelle buone pagnotte fragranti. Quando sono andata via, dopo aver raccontato del mio trasloco, è stato tutto un tripudio di saluti. E ho pensato, sorridendo, a quando uscivo dal forno indispettita per l’assenza di confidenza e riconoscimento reciproco.

Ora sono a un paio di chilometri di distanza, in un altro quartiere che sto esplorando pezzo per pezzo. Non ho ancora trovato il “mio” forno e neppure tante altre cose, ma non ho più paura. Non passerà molto tempo prima che questo avvenga.

One thought on “Milano, il quartiere e la pagnotta

  1. Questa e la prova che tutti noi abbiamo bisogno degli altri! In noi c’ e` un bisogno innato di una parola, un sorriso, un saluto anche se di corsa. Sentiamo il bisogno di essere accettati e apprezzati, di far parte in qualche modo dell’ ambiete dove siamo.
    Come sempre un bell articolo! Brava Doris!

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