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Non so quanti anni siano passati da quando ho letto 1984. Sicuramente più di una decina, in ogni caso. Quel libro è stata una rivelazione; oggi, se ci penso, mi ricordo ancora l’atmosfera opprimente che lo pervade, il senso di angoscia che mi prendeva mentre lo leggevo. C’era una cosa che mi aveva colpito molto e che riguardava l’uso delle parole e il controllo sulle menti delle persone. Il regime viveva grazie a una menzogna: a forza di ripeterla, diventava vera.

paroleMi torna in mente questo libro così importante e mi torna in mente oggi, perché sono mesi che mi interrogo su come l’utilizzo delle parole dia forma al mondo in cui viviamo. Il verbo, dopotutto, è il più grande dono dell’essere umano. In qualche modo, non stupisce che la parola rivesta sacralità per molte religioni: con la narrazione si dà forma a un insieme di valori, a uno spazio ideale all’interno del quale ciascun individuo finisce con il doversi collocare.

Oggi la parola è presa e stravolta. D’accordo, non solo oggi: quasi tutti i sistemi di potere hanno fatto uso della parola per giustificare e dare forza al proprio dominio. Forse allora quello che oggi è radicalmente diverso, è la velocità con la quale le parole mutano di senso.

Il significato delle parole è condannato a cambiare pelle da un mese all’altro, i termini perdono il valore assoluto. Si parla di rinnovamento, cambiamento, novità, innovazione, ma non si capisce cosa ci sia dietro a queste formule che a forza di essere ripetute non diventano altro che involucri vuoti. Spesso, leggendo interviste e assistendo a dibattiti pubblici, siamo pervasi da un totale spaesamento. E’ quello che avviene quando il linguaggio non risponde più a uno schema chiaro e ben definito di convenzioni.

Le parole sono un’invenzione umana, ci hanno reso grandi, potenti, capaci di immaginazione. Ma ne stiamo facendo un uso talmente arbitrario che finiscono con il perdere il proprio valore intrinseco. Usate, abusate, rivoltate e piegate alle esigenze narrative di turno, ormai non hanno più un senso universalmente riconosciuto.

In questa agorà dove il relativismo diventa assoluto, la possibilità stessa di dispiegare ragionamenti complessi viene messa in discussione dall’assenza di punti di riferimento. E allora potremmo davvero svegliarci sentendo scandire da qualche metaforico altoparlante che la guerra è pace, la schiavitù è libertà, l’ignoranza è forza.

 

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