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Qtai-chi-chuanuesta terza puntata arriva oltre un anno dopo le prime due. In effetti, non sono stata molto brava con i miei resoconti. Ma c’è da dire che, fortunatamente, non sono una malata a tempo pieno. E così di tanto in tanto amo dimenticarmi di aver vissuto una buona parte dei miei inverni a lottare contro l’asma.

Riepiloghiamo. Dopo alcuni anni, l’asma è tornata a fare capolino nel mio terzo inverno milanese. E nel quarto, a seguito di una brutta bronchite che mi aveva lasciato molto malconcia, mi sono avvicinata all’agopuntura.

Ci sono volute parecchie sedute a migliorare la situazione, che era piuttosto grave: praticamente sono arrivata a fine inverno facendomi punzecchiare e traendone progressivo giovamento.

In primavera, per Pasqua, ho vinto la mia sfida personale: una settimana di cammino intensivo (con la Compagnia dei Cammini, di cui parlo in un altro post di questo blog) dove mi sono resa conto che il mio corpo aveva tutte le energie necessarie per guarire.

Ma sfortunatamente i mesi passano, le tensioni si accumulano. Conduco una vita sempre veloce, dove la sregolatezza è la regola. Dopo diversi mesi di buona salute, a settembre ho ricominciato a sentire i soliti fastidiosi sintomi di affaticamento dei polmoni. L’umidità imperante, in un periodo passato fra Milano e Ravenna, non ha aiutato. E così ho ricominciato le sedute di agopuntura.

Il primo risultato incoraggiante è che, a differenza dello scorso anno, non mi sono ammalata al primo fresco. Pur essendo circondata da numerose persone con raffreddore, tosse e altri malanni, fino a questo momento devo dire con riconoscenza che non ho avuto neppure una piccola infreddatura. Il mio naso, solitamente chiuso da settembre ad aprile, è sorprendentemente libero. Sono cose di cui quasi non mi rendo conto fino al momento in cui non inizio a pensarci!

E in effetti è incredibile quanto sia bello respirare liberamente. Se penso allo scorso autunno, vedo con chiarezza di quanto la salute sia la base anche del benessere mentale (e viceversa, naturalmente). Lo scorso autunno mi sentivo incupita, greve: un riflesso del non riuscire a respirare, del far fatica addirittura a mantenere la schiena dritta, tanto era lo sforzo per far entrare l’aria nei bronchi chiusi.

Ora è tutto diverso. Certo, non nascondo che talvolta il familiare sibilo si fa sentire. Ma molto meno spesso e molto meno forte. Passo giorni e notti senza sentirmi malata, senza esserlo.

Nel frattempo, per fare un altro regalino al mio corpo, ho iniziato a fare tai chi chuan: un investimento in termini di serenità, anche se per andare a lezione corro come una matta da un capo all’altro di Milano.

Ma quel che conta è l’infinita gioia di sentire il corpo rispondere, riassestarsi, trovare un nuovo equilibrio.

Non so se tutto questo dipenda esclusivamente all’agopuntura, ma mi sento grata a questa disciplina che, almeno per il momento, mi ha restituito la gioia di respirare liberamente.

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