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barconiCirca un mese e mezzo fa mi stavo infilando un paio di pinne gialle. Dopo una breve camminata ero arrivata, con i miei compagni di vacanze, alla spiaggia antistante l’isola dei Conigli, a Lampedusa. Era una spiaggia piccola e affollatissima, ma avevamo trovato un angolino dove appoggiare teli e zaini. E ora, finalmente, eravamo pronti a nuotare in quell’acqua meravigliosamente chiara.

E’ stata una delle nuotate più belle della mia vita. L’area è una riserva naturale e i pesci non erano spaventati dalla presenza umana. Come in un sogno, nuotavo in mezzo ai branchi argentei di pesci, li inseguivo, agile e leggera in quel mondo liquido.

Sono rimasta in acqua a lungo, finché il freddo non si è fatto sentire. Siamo rientrati a riva sorridenti, soddisfatti; ci siamo stesi al caldo, in mezzo a tutta la fulgida bellezza del Mediterraneo.

Sto pensando a questi momenti abbastanza ossessivamente, in questi giorni. Io ero entrata in acqua con gioia, qualcun altro vi è precipitato con terrore. E nell’acqua trasparente dove io mi godevo la vita, ha trovato una morte amarissima.

Non voglio essere buonista o stucchevole, non è da me. Penso solo che erano esseri umani esattamente come noi, come noi desiderosi di migliorare la propria vita e di costruire un avvenire per sé e per la propria famiglia. Un’aspirazione facile da capire, ma che si stenta a voler riconoscere a chi non ha avuto la fortuna di nascere nella parte del mondo più ricca e fortunata.

Penso anche che queste vicende fanno emergere la cloaca di violenza ed egoismo nella quale ormai siamo immersi fino al collo. Dopo la strage c’era non solo gente indifferente, ma addirittura soddisfatta. E naturalmente un Bossi felice di rivendicare i pregi della legge che porta il suo nome e che non è riuscita a fare altro che a rendere fuorilegge centinaia di persone.

Come se avessimo perso la memoria, come se non ci ricordassimo di quando solo poche decine di anni fa fuggivamo dalla miseria, dalla malattia, dalla nera mancanza di prospettive e di futuro. E ora, non siamo neppure più in grado di capire cosa ha mosso quelle persone a intraprendere un viaggio pericoloso.

Lo ha detto giustamente Laura Boldrini: queste sono persone che fuggono da tragedie così grandi che non possiamo fermarle semplicemente inventando leggi più restrittive. Bisogna andare a monte, entrare nel merito di cosa sono oggi l’Africa e il Medio Oriente. E non dimenticare le responsabilità dell’Occidente, che per anni ha visto quelle aree esclusivamente come un bacino di ricchezze a cui attingere.

Certo, questo significherebbe smettere di utilizzare il tema dell’immigrazione a fini elettorali; e anche piantarla con la pratica, vecchia come la politica stessa, di creare nemici esterni perché non si riescono a risolvere problemi interni. Insomma, bisognerebbe tornare a fare politica in termini seri e mettere fortemente in discussione l’assetto attuale, occupandoci per una volta anche di geopolitica e relazioni internazionali.

E l’Europa? Il regolamento di Dublino – di cui l’Italia curiosamente è stata una delle prime firmatarie – è palesemente inadeguato a gestire i fenomeni migratori, poiché assegna le responsabilità di accoglienza e di analisi delle domande di asilo al primo Paese su cui i migranti mettono piede. Sottoponendo quindi a una grande pressione proprio tutti i Paesi europei che, come l’Italia, si affacciano sul Mediterraneo.

Insomma, all’indomani del lutto, c’è da augurarsi che non ci si limiti ad asciugarsi le lacrime. Ma che si renda onore ai tanti morti che giacciono sul fondo del Mediterraneo con leggi più giuste e con una assunzione di responsabilità vera.

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