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Preparation Ahead Of New Congestion Charge Area In MilanIl tema della mobilità è uno dei più importanti che possano esistere quando si amministra una grande città. Riuscire a limitare l’inquinamento e a promuovere la mobilità sostenibile, senza nuocere alla libertà di spostamento dei singoli, è una delle più grandi sfide che possano esistere. Premetto questo perché sono stata colta da una certa animosità, ma voglio prima di tutto mettere in chiaro che riconosco, e rispetto, la difficoltà del tema.

Premessa: area C è stata approvata ormai due anni fa. Sono una sua sostenitrice, in linea generale: i mezzi vanno più veloci e l’aria è diventata meno mefitica. Ma non posso fare a meno di individuare almeno una grande pecca. Ci è stata venduta come congestion charge, e quindi è passata l’idea malsana, e ingiusta, che chiunque – sia il poveraccio che ha un’utilitaria, sia il riccone che gira in SUV – debba pagare la stessa cifra per entrare nella cerchia dei bastioni. Ora, questa cosa è già di per sè discutibile, soprattutto se sostenuta da una giunta di centrosinistra. Ma è stata giustificata dicendo, appunto, che il principio era quello di limitare la congestione. E allora, a quel punto, una Panda e un X5 sono praticamente la stessa cosa. A parte la pretestuosità di questa argomentazione, perché un X5 come minimo ingombra il doppio di una Panda, occupa parcheggi il doppio più grandi, e via dicendo, c’è un altro aspetto contraddittorio. Ovvero che oggi, quando si parla di Area C se ne decantino soprattutto i risultati positivi in termini di miglioramento dell’aria. Ragazzi, mettiamoci d’accordo: o è una congestion charge, oppure è una misura per migliorare la qualità dell’aria. E in questo secondo caso non esiste al mondo che chi ha la Panda 1000 paghi la stessa cifra di un X5 2000 che sgasa in centro come se non ci fosse un domani. Ci vuole equità, proprio come sguardo di fondo. Far pagare 5 euro a tutti vuol dire colpire molto più duramente il portafogli di chi ha già poco. Poi per carità: una persona in salute può anche farsi due passi a piedi e prendere i mezzi pubblici. Io, che odio la congestione sulla M2 (lì si che servirebbe una congestion charge!) vado in Duomo a piedi quasi ogni giorno per prendere la metro in condizioni più salubri. Però non mi va a genio è che a due anni dall’adozione, nessuno abbia pensato di introdurre un minimo di principio di equità.

Nel frattempo, in compenso, si è cominciato ad evidenziare che bisogna diminuire il numero di auto presenti in città. Bene, anche qui sono assolutamente d’accordo in linea teorica. Ma ecco la contraddizione: da un lato si dice che si vuole colpire chi ha più di un’auto, dall’altro che si vuole abolire tutta una serie di parcheggi “tollerati ma abusivi” e che aumenteranno i luoghi dove occorrerà pagare per parcheggiare. Qui dobbiamo assolutamente fare un bel respiro, dimenticare i testi delle delibere e guardarci attorno con un pizzico di realismo. Anche a me fanno schifo tutte queste auto in giro, piazzate sotto le chiome dei viali alberati. Ma si dà il caso che spesso quei viali siano l’unico luogo appena praticabile dove mettere un’auto. Perché i box a Milano costano come una casa nel resto d’Italia e perché i garage hanno delle tariffe pazzesche. C’è gente che la auto deve usarla per lavoro: può non piacerci o no, ma per chi deve uscire da Milano i mezzi pubblici sono spesso impraticabili, e l’auto spesso è una necessità. Sfido chiunque di voi ad andare in certe zone di Rho, partendo da Milano città, senza prendere l’auto. Se volete partire da casa due ore  prima, accomodatevi. Due ore per 15 km di distanza. Mi spiace dover tirare sempre in ballo Parigi, ma per fare in modo che le persone abbandonino l’auto, bisogna prima fornire un’alternativa efficiente che sia sostenibile anche economicamente. A Parigi il sistema integrato metro-RER collega tutto il territorio urbano e l’hinterland. Mai mi verrebbe in mente di avere un’auto in quella città. A Milano devo, perché altrimenti dovrei abbandonare la metà dei miei lavori, oppure iniziare a praticare l’astensione dal sonno per arrivare in tempo a destinazione. Quindi, partendo dal presupposto che non ci sono mezzi pubblici all’altezza delle esigenze di una metropoli, e che coloro che parcheggiano abusivamente spesso lo fanno perché non hanno alternative, bisognerebbe pensare a misure di compensazione. Non hai un box e non sei residente, ma lavori e sei domiciliato in città? Se il tuo reddito è inferiore a una certa soglia, puoi accedere a una tariffa agevolata presso i garage convenzionati. Oppure, se decidi di rinunciare all’auto, puoi guidare le auto GuidaMi con uno sconto del 50% per il primo anno.

Le soluzioni per non penalizzare sempre gli stessi ci sono. Anche perché Milano ha tutto l’interesse a essere una città più verde, ma anche più vivibile e attrattiva. E in questa logica, più che pensare a nuovi limiti e sanzioni, bisognerebbe immaginari modalità per essere più equi e attenti alle dinamiche sociali, anche quando si parla di mobilità.

One thought on “Mobilità, sostenibilità e giustizia

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