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Piazza Maggiore & Neptune fountainBologna nel traffico piovoso, sotto un cielo plumbeo ti mostri severa e scostante. Via del Pratello ancora dorme in questa domenica pomeriggio fresca, dove le persone si appiattiscono contro i muri, corrono da un portico a un altro per evitare l’acquazzone.
Poi Bologna la sera, con i curiosi che sorridono dietro alle vetrine, le risate e le camminate per strade che non sono mai vuote.
Si torna a casa presto, rassicurati dalla buona cucina, dalle chiacchiere e da un goccio di vino. Ed è di nuovo entrare in precari appartamenti, dove noi viviamo assieme (e forse sempre ci vivremo in quest’epoca dove la famiglia sono le persone con cui condividi sghembi percorsi).
Dormire in un letto diverso dal tuo, improvvisato e arrendevole, quel lieve freschino che ti fa dire “ora mi alzo e mi copro” e invece arriva il mattino. Le serrande accostate restituiscono un insperato raggio di sole. Il cielo è azzurro sopra le torri e sopra le strade ricolme di case colorate.
Un caffè veloce, ringraziamenti per l’ospitalità e di nuovo nel flusso del lunedì mattina. E’ incredibilmente presto ed è incredibilmente bello essere a Bologna alle otto, con quell’azzurro terso. Così si esce dall’autobus costipato, dove la gente è stanca ma non triste come sotto altri cieli più nordici, e si improvvisa una passeggiata. Bologna che si sta svegliando, Bologna con le sue strade strette e le case basse, Bologna con le botteghe che hanno insegne vecchie.
Scorci del passato, di quando percorrevo queste strade come una studente della provincia. Bologna, città delle prime fughe e della Montagnola. Qui ho vissuto in tre appartamenti, ho condiviso quotidianità con tante persone, la metà neppure so dove siano e che vita facciano.
Qui sono stata responsabile e pazza, qui ho imparato a gustare il sapore del vino, qui ho passato bellissime giornate nelle biblioteche, quando c’era tutto il tempo del mondo per imparare. Intanto un vecchietto, là di fronte, continua ad appendere l’Unità alla bacheca del piccolo circolo sotto i portici, come se ieri e domani non esistessero. Instancabile Bologna, gli anni ’70 hanno provato a violentarti ma ti sei rialzata, e lo scempio fuori porta del nuovo millennio non resterà impunito.
Dentro alle mura sei quasi indenne dalla bruttezza. Cammino e sbuco sulla grande via Indipendenza, e ancora una volta mi ritrovo ad avere più tempo, il tempo per guardarmi attorno con sguardo meravigliato, per notare i dettagli come se fosse la prima volta. Ripercorro le sensazioni di quegli anni primordiali. La prima volta che ero a Bologna con mia zia, e mi ha detto: “Vedi, questa è una grande città. Lo vedi quanto sono larghe le strade?”.
Eravamo venute della campagna, con un trenino lento che non sapevo avrei preso centinaia di volte. Come non sapevo che questa città l’avrei rivista anni dopo, con occhi mai sazi, occhi che non sono né del turista né dello sconosciuto. E’ come riguardare un vecchio amante e compiacersi che non sia così tanto cambiato, e rendersi conto che potrebbe piacerci ancora.
Alla prossima, cara Bologna.
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