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E’ passata quasi una settimana dal primo turno delle primarie del centrosinistra. Una settimana che ho vissuto con grande sconcerto, dove si è sentito dire di tutto. Dopo aver portato alle urne oltre 3 milioni di italiani, infatti, il dibattito è scivolato sempre più sulle regole, avvitandosi in una polemica incomprensibile ai più.

Premetto che sono di parte. Sono di parte perché credo che le regole o si fanno saltare subito, oppure si rispettano in silenzio. C’è un Paese che sta affondando perché non è capace di rispettare le regole, e mi sembra che un candidato alla guida dell’Italia dovrebbe avere un atteggiamento responsabile su questo tema.

La vicenda è arcinota. Non mi va di ripercorrerla, basta leggere il regolamento delle primarie e dare una scorsa ai titoli dei quotidiani per farsi un’idea.

Io la vedo così. La modalità furbetta di aprire un sito internet per spammare gli uffici provinciali che devono prendere in esame le domande singolarmente (di modo che anche le domande davvero circostanziate finissero in un marasma indistricabile di mail farlocche, con tanto di iscrizione alle primarie di Giuliano Ferrara, Pinocchio, Nino Bixio, Berlusconi…) è non soltanto scorretta per coloro che stanno trascorrendo la notte a leggere le mail una per una, ma anche per chi aveva davvero motivi eccezionali per non venire a votare al primo turno.

Parliamoci chiaro: devono essere motivi davvero eccezionali. Non per male, ma ci sono state tre settimane di tempo. Tre. Alcuni mi hanno detto: ok, ho capito solo in seguito che la vicenda delle primarie poteva interessarmi e coinvolgermi. Io lo capisco benissimo. Ma non si può, per singoli casi di questa natura (che in un contesto più calmo e senza la continua volontà di utilizzare strumentalmente la questione si sarebbero potuti accettare) aprire le porte a centinaia di migliaia di iscrizioni poco chiare. E non si può per un motivo semplice: queste non sono elezioni amministrative e dietro non c’è una macchina così complessa. Non è materialmente possibile prendere in esame tutte le domande e, una per volta, controllare che quella persona a) esista b) non si sia già registrata per votare c) non voti più di una volta.

Dopo di che Renzi – che ha comprato le pagine a pagamento sui giornali nascondendosi dietro la facciata della Fondazione Big Bang e che ha sponsorizzato il sito – se ne esce con la storia che potrebbero esserci brogli.

Ma come? Prima approvi le regole; poi fai di tutto per cambiarle (le ho accettate ma ho sempre detto che facevano schifo, ipse dixit); ottieni di cambiarle in parte e questo crea un macello; lanci un j’accuse contro il casino che tu stesso hai creato.

Scusate, ma io una persona del genere non ce la vedo proprio a guidare l’Italia. Prima era solo una preclusione ideologica e di pelle: non sentivo il famoso “profumo di sinistra” e notavo un astio troppo forte verso il partito di appartenenza (e il fuoco amico non mi piace). Poi, diciamocela tutta: finché avrà Gori come spin doctor Renzi non avrà mai il mio voto, perché i danni causati da quel tipo di televisione sono una delle ferite più profonde inferte alla coscienza civile negli ultimi 20 anni.

Non lo avrei comunque votato, pur capendo le motivazioni di chi lo apprezza. Anche io voglio il rinnovamento, anche io voglio il merito. Soltanto penso di non potermi fidare delle promesse di Renzi. Non mi fido di chi sta distruggendo lo straordinario successo del primo turno – un successo che apparteneva a tutti – per inseguire un proprio interesse particolare.

E soprattutto penso, già da prima, che il rinnovamento e il merito me li possa garantire Bersani. Perché in questi tre anni ha dato spazio a giovani dirigenti a ogni livello e in questi mesi ha dato chiari segnali riguardo al futuro ruolo dei “mostri sacri” (lasciamo stare che la Bindi ha una strana malattia per la quale non può evitare di fare danni a sé stessa e agli altri andando in tv la sera dello spoglio).

Credo a Bersani per la sua concretezza. Sarà che veniamo più o meno dalle stesse parti, ma penso che il pragmatismo e la capacità di empatia con le persone che lo caratterizzano siano cose che non si imparano da nessun spin doctor.

Scelgo Bersani perché è equilibrato e non ha bisogno di creare conflitto, ma è capace di restare con la schiena dritta per difendere i principi che rappresenta. Lo scelgo perché ha saputo rischiare e ha creato questa occasione di confronto, dimostrandosi generoso e coraggioso. Lo scelgo perché sa dialogare con la sinistra europea e ha una visione chiara della politica estera.

Dopo questa settimana di sgambetti, ne sono ancora più convinta: è lui l’unica persona del panorama politico che può assumere la sfida di occuparsi dell’Italia in questi delicati frangenti.

 

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