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unioni civiliEra ottobre o forse novembre del 2007. Io stavo facendo il mio Erasmus su un’isoletta del Mediterraneo in cui tornerò anche quest’estate. Con un’amica tedesca conosciuta solo un paio di mesi prima, si era deciso di partire da lì per fare un giro in Marocco. Saremmo state noi due in questo Paese sconosciuto che, bisogna ammetterlo, un pochino ci faceva anche paura. Una sera, camminando sul lungomare di Sliema (la notte, le onde, quel cielo mutevole e affascinante sulla testa) ho avuto un’idea eclatante: sposiamoci! Andremo in Marocco con l’anello al dito. Mica serviva spiegare che eravamo noi due, quelle sposate. Certo, era una carnevalata, ma ha preso subito spessore. Insieme siamo andate a scegliere gli anelli in una piccola gioielleria e poi abbiamo fissato la data per la cerimonia, che sarebbe stata tenuta dal figlio di un pastore austriaco. Ci siamo agghindate, così come si fa in ogni matrimonio che si rispetti, e siamo andate in spiaggia con tutti gli invitati. La testimone ha letto una poesia, scritta da lei, accompagnata alla chitarra dal testimone. Il figlio del pastore ha celebrato un rito semplice ma toccante. E poi siamo tornate al residence studentesco per lanciarci nelle classiche libagioni matrimoniali. Siamo andate in Marocco insieme e siamo rimaste in contatto. Dopo tante email che iniziavano con “My dear wife…” ci siamo riviste in Italia. In quell’occasione mia moglie mi ha raccontato che le stava accadendo qualcosa di nuovo. Aveva conosciuto una ragazza che le stava facendo la corte e, per la prima volta, stava pensando di poter avere anche una relazione omossessuale (il nostro matrimonio, nonostante la luna di miele nordafricana, non era mai stato consumato, ahimé). Che dire? Sono stata una moglie comprensiva e l’ho incoraggiata a seguire ciò che sentiva. Cosa che lei ha puntualmente fatto. Quando sono andata poi a trovarla, in Germania, viveva con la sua compagna. A dire il vero viveva con altre due coppie di ragazze. Era una cosa assolutamente normale. Voglio dire che si respirava – così come si era respirato durante il nostro matrimonio in spiaggia – un clima di assoluta tranquillità. Vuoi celebrare un matrimonio omossessuale – ancorché finto – in spiaggia? Il figlio del pastore non ha avuto alcun imbarazzo né tantomeno gli altri amici. In quei giorni in Germania siamo andate a trovare un altro ragazzo che era in Erasmus con noi. Ricorderò sempre ciò che ha detto: io non amo gli uomini, io non amo le donne. Io amo le persone, e che siano uomini o donne è secondario. E allora in questi giorni, in cui i toni si alzano, io rifletto su questo. Da atea mi chiedo: il cattolicesimo è o non è una religione basata sull’amore? Che problema c’è nel riconoscimento dell’amore fra due persone? Forse la farò facile, forse per me la strada è in discesa, perché le mie radici culturali miste mi hanno insegnato il rispetto per le persone prima ancora che per i dogmi e le credenze. Ma vorrei che si parlasse di persone che si amano con la dovuta calma e con toni pacati, senza imbarazzanti (quelle sì!) prese di posizione contro i gay e contro le unioni civili. Lasciamo che le persone si amino e che abbiano alcuni diritti. Lasciamo che possano stare insieme in salute e in malattia, anche se non scelgono di giurarlo davanti a una croce o nelle aule di un Comune.

7 thoughts on “Una volta ho sposato una ragazza in spiaggia

  1. io non amo gli uomini, io non amo le donne. Io amo le persone, e che siano uomini o donne è secondario.La penso esattamente così,ma ala mondo c’è ancora molto bigottismo nonostante tutto…

    • Proprio perché c’è ancora tanto bigottismo è il caso di non mollare il colpo…e provare, anche se è difficile, a diffondere visioni più aperte della società…Grazie mille per il commento 🙂

  2. Hi Doris! You are always an interesting person full of surprises! Io come sai sono di fede Christiana peró non me la sento di condannare chi sente la vita in modo diverso dal mio! Non accetto il tradizionale concetto di persone “normali” e “diverse”. Chi siamo é una intricata conseguenza di patrimonio genetico, condizioni sociali e esperienze di vita e ognuno di noi é in un modo o nell’ altro diverso dagli altri. La mia religione, come dici é basata sull’amore per Dio e per la gente e mi insegna anche di non giudicare gli altri! Nella mia diversita come posso giudicare la diversita degli altri?
    L’intolleranza fra la gente per qualsiasi motivo, che sia fede, credo politico, stile di vita, orientamento sessuale e tutto il resto crea cosí tante inutili sofferenze!
    Purtroppo vedo che tanta gente si rifiuta di pensare in modo creativo, (a volte mi viene anche il dubbio che sia anche una questione di intelligenza e di abilitá di ragionare con la propria mente!) ed é veramente difficile ragionare con loro!

    Se la gente si concentrasse di piu nelle cose veramente importanti la vita sarebbe migliore!

    Bé tanti saluti Doris! Continuare a essere chi sei!
    Un abbraccio da zio Massimo!

    • Hai proprio centrato il punto!Per me conta la capacità di capire chi è diverso da noi, di rispettarlo (purché le sue credenze non arrechino danni agli altri), di valutare le persone per quello che sono e non in base a categorie astratte. Questo ci permette di arricchirci, di rendere più forti le nostre posizioni perché ci confrontiamo con gli altri e siamo disposti ad ascoltare.
      Ti mando un grandissimo abbraccio!
      Doris

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