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Grillo si infiamma per i ballottaggiPolitica, antipolitica e strani allineamenti del dopo Berlusconi

Siamo alla vigilia dei ballottaggi: fra poco avremo maggiori indicazioni sugli orientamenti politici di questa epoca confusa, di questa “fase Monti” di crisi economica persistente e di rigore che ancora tarda a produrre risultati. Una fase dove la sfiducia per la classe politica “tradizionale” cresce, provocando fra le altre cose anche un forte aumento di consensi del Movimento 5 Stelle.

Il M5S non è nato ieri. O meglio, è nato ufficialmente nel 2009 ma proviene da un’esperienza iniziata nel 2005 con i Meetup e il crescente attivismo di Grillo sul web, tramite il proprio blog che diventa rapidamente uno dei siti più visitati in Italia. I temi portati avanti da Grillo, le “5 stelle” a cui si richiama, sono Acqua, Trasporti, Sviluppo, Connettività, Ambiente. C’è da dire che gli Amici di Beppe Grillo prima, il Movimento poi, hanno avuto il merito di portare sulla scena del dibattito pubblico – innegabilmente monopolizzata da un ristretto pugno di media e da una classe politica che fa largo uso della strumentalizzazione tematica –  argomenti che altrimenti sarebbero rimasti nella cerchia dell’antagonismo politico o delle reti partecipative. La ricerca di nuove metodologie di confronto politico basate sulla condivisione in Rete; la messa in discussione di un modello di sviluppo vorace, basato su grandi opere e sordo alle istanze della popolazione; la forte critica a un capitalismo italiano spesso disonesto e inadeguato, sono tutti temi centrali del discorso di Grillo. Temi sui quali, in quel momento, non ci si è voluti confrontare. Certo, Grillo ha sempre usato toni forti e provocatori. Ma sul territorio molti dei suoi simpatizzanti hanno cercato il dialogo con le amministrazioni, soprattutto sui temi dell’ambiente e dello smaltimento dei rifiuti. Non ha funzionato. Pochi sono stati gli amministratori che hanno intuito il pericolo rappresentato dal non considerare queste istanze. Ricordo ancora un’assemblea pubblica molto partecipata. Era il 2006 o il 2007, si parlava di rifiuti. L’amministrazione di Forlì, città dove all’epoca studiavo, stava pianificando il terzo inceneritore e doveva fronteggiare una forte contrarietà dei cittadini (fra l’altro la bella Romagna, agricola e produttiva, può vantare già un elevato tasso di tumori); al tavolo dei relatori c’erano studiosi accreditati e il clima era perfettamente civile. Eppure il Sindaco aveva deciso di non venire. Anzi: non aveva neppure risposto all’invito. Questi episodi sono avvenuti ovunque, con amministrazioni di ogni colore politico. Ma noi abbiamo una colpa in più: se non sono gli schieramenti di centrosinistra ad ascoltare le persone, chi deve farlo? Grillo ha colmato un effettivo vuoto: permette alle persone di identificarsi in un movimento non elitario, dove tutti (almeno apparentemente) contano qualcosa e dove non ci sono barriere di ingresso.

Ora però una fase si è chiusa: visto il consenso elettorale ottenuto dal Movimento, ogni attuale tentativo di dialogo assomiglia a un penoso inseguimento. E d’altronde anche le posizioni di Grillo su alcuni temi mal si conciliano col Dna al quale si richiamano le forze democratiche. Magari, se ci si fosse confrontati prima sui temi di rilevanza comune, la storia sarebbe stata diversa e non si sarebbe arrivati alle intemperanze attuali. Le dichiarazioni sulla mafia e sull’immigrazione parlano da sé. E anche la scelta di alleanze col PDL (come sta avvenendo a Garbagnate) fa sorridere quando si pensa al nomignolo di Pidimenoelle affibbiato al PD. Il Movimento entra nella fase dell’opportunismo politico potendo contare su un forte appeal; d’altronde, gli scandali che continuamente investono i partiti contribuiscono a dare credibilità a Grillo. Un altro “nuovo che avanza”? Vedremo. Intanto, oltre agli strani allineamenti elettorali, c’è anche l’assenza dai media tradizionali. Sembra proprio che ci sia la paura di “bruciare” tutto al primo confronto pubblico.

Ma attenzione a non cogliere alcuni elementi. In primo luogo, che esiste un’istanza di partecipazione forte. Laddove questa viene colta – è successo a Milano con Pisapia – può contribuire alla vittoria del centrosinistra e servire da cantiere di elaborazione che si muove a fianco dell’amministrazione, offrendo punti di incontro e di reciproco arricchimento. Laddove invece questa viene trascurata, alimenta la sfiducia verso la politica tradizionale e va a rafforzare quelli che “né a destra, né a sinistra, contro tutti e tutto, il sistema è marcio e va rifondato”. Che poi diciamocelo: su molti temi Grillo e i suoi continuano a non avere tutti i torti, peccato che adesso prevalgano la demagogia e il populismo più sfrenato. E allora facciamocene noi carico, di queste tematiche. Difendiamo davvero l’ambiente, puntiamo con convinzione sulle rinnovabili e la green economy, sfruttiamo le capacità partecipative della Rete e apriamo un vero confronto sul merito delle questioni. Non trascurando – e questo è il secondo punto – che non si può sopprimere la voglia di rinnovamento che c’è nell’aria. Non si tratta di far prevalere un altrettanto bieco “nuovismo” ma di riconoscere che se l’Italia è in stallo è anche perché è il Paese con la leadership più vecchia di Europa. Ci vuole il coraggio di puntare sulla meritocrazia e di rischiare mettendo in campo, se c’è, una nuova classe dirigente. I grandi padri, che ne hanno già combinate tante, se vogliono possono indicarci la via. Ma noi saremo liberi di non dare loro ascolto e di sbagliare con le nostre gambe, come hanno sbagliato loro (tanto) sulla nostra pelle.

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