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Intro

Ho sempre adorato scrivere e l’ho sempre fatto e ho sempre ugualmente adorato il gesto di pigiare la tastiera e quello di scrivere su quadernetti, una cosa non esclude l’altra, del resto iniziai a pigiare sulle tastiere da bambina, prima generazione a crescere coi computer ed esserne condizionata anche nei rapporti umani, ma tornando al fatto che adoro scrivere, questo significa anche ogni tanto sperimentare e fra le varie forme di sperimentazione c’è senza dubbio il flusso di coscienza, del resto ci sono persone reali che lo adottano come metodo comunicativo prevalente e quindi never mind, seguite questa ondivaga narrazione e non rimarrete delusi – e sappiate che sarà tutto un delirio di pensieri, con alcune citazioni letterarie e musicali, cose che mi sono maturate dentro in questi mesi pensando a bordo dei mezzi pubblici o sul limitare del sonno, camminando o mangiando o facendomi la doccia al mattino, per dire

Destra e sinistra

Prima di Natale sono andata in libreria per fare qualche regalo e per me invece ho acquistato Destra e Sinistra di Revelli, scrittore già letto in passato, perché il tema è appassionante ed effettivamente ci penso parecchio su, come mai destra e sinistra sono sempre più indifferenti e indifferenziate agli occhi delle persone? devo dire che non fa male, di tanto in tanto, astrarsi dalla contingenza della situazione politica giornaliera e tuffarsi in un ragionamento un po’ più ampio e così eccomi a leggere questo saggio, con tutte le difficoltà che comporta leggere un saggio quando si lavora, in particolare molto concreto era il rischio di addormentarsi dopo poche pagine di lettura e così effettivamente è avvenuto, ma ho perseverato e ne è valsa la pena – excursus storico sulle destre e sinistre che di volta in volta si sono succedute, la loro visione della società, dell’essere umano, persino della storia – ed è sulla nozione di progresso che si crea la grande frattura che ancora vediamo e paghiamo, perché chi di noi crede ancora che il domani sarà necessariamente migliore (lo credevano, appunto, i progressisti) o auspicano invece che resti più o meno uguale (come facevano un tempo i conservatori)? siamo entrati compiutamente nella società del rischio di cui parlava Urlich Beck, un luogo destrutturato e privo di solidarietà, ma questo luogo si è creato perché abbiamo permesso che si creasse, perché ci siamo distratti, abbiamo dimenticato la dimensione dell’ideale e mentre lo vedevamo spegnersi inesorabilmente, di fianco ci passava l’ideologia strisciante del liberismo, che sempre secondo Revelli “non è destra né sinistra, ma il peggio di entrambe” –  e così ora l’individualismo campeggia sovrano nella mente di tutti, che si definiscano di destra o sinistra, che votino o non votino, perché tanto “prima ci sono io e poi il resto del mondo” e così siamo solo atomi, e come atomi abbiano interessi atomizzati che non possono ricongiungersi in alcuno spirito di gruppo, al punto che gli scioperi e le rivendicazioni, quando pure avvengono, hanno sempre il sapore della difesa e mai dello slancio

Difesa e mai slancio, lo ripeto perché è forse l’unica cosa importante, ci siamo ridotti a difendere valori invece che trovarne di nuovi capaci di interpretare la mutevole realtà in cui viviamo – è questo il fallimento, è per questo che destra e sinistra non servono, perché hanno generato mostri che non sono in grado di controllare, hanno dato forma a un insieme di regole e istituzioni che ora non le riconoscono neppure più, hanno perso qualsiasi ruolo di guida rispetto al domani che verrà e al massimo masticano idee che potevano essere innovative negli anni ’90

Parliamone su Facebook, intanto la musica

In tutto questo per capire che aria tira pare che non vi sia luogo migliore di Facebook o al limite per i più intellettualoidi di Twitter – le battaglie politiche sui wall, le discussioni che si allungano per giorni, la gente che anziché chiedere un appuntamento o fare un colpo di telefono inizia a scrivere sulle bacheche a casaccio, e da un lato fa piacere che ci sia interazione, dall’altra parte ci si domanda quale livello di approfondimento possa esserci in una comunicazione così veloce e per molti versi frammentaria, dove sono finiti i momenti di confronto quotidiani delle persone in questa epoca in cui parlare di politica al bar è divenuto terribilmente demodé? sarà mica che anche l’espressione del pensiero si è atomizzata e frammentata sulla falsariga delle categorie politiche? intanto anche la musica è sempre più lontana dall’impegno e dal sogno e bisogna andare a cercare fra un Caparezza (tutti i suoi album sono atti di denuncia) e un Silvestri, per trovare una dimensione ideale e per non sentire parlare di signorine, scopate, problemi e mera accettazione dell’esistente – mera accettazione dell’esistente o al limite piccoli aggiustamenti sempre per garantire l’individuale sopravvivenza

e su questo vi saluto, e forse non era neppure un vero flusso di coscienza, ma ha assolto alla funzione liberatoria che la scrittura può e deve avere

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