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Non so se a voi siano mai capitati momenti della vita in cui la sfortuna sembra perseguitarvi. Non sto parlando, qui, di vere e proprie tragedie ma di un affastellarsi di eventi sgradevoli, magari trascurabili ma decisamente fastidiosi.Da qualche tempo a questa parte mi sono convinta che queste congiunture astrali siano in larga misura dovute a un nostro disorientamento. Fateci caso: il più delle volte il susseguirsi di sfighe avviene quando siamo stanchi, demotivati, alla ricerca di qualcosa. Insomma, in uno stato di velata inconsapevolezza. L’essere pienamente consapevoli a sé stessi è infatti una condizione sempre più rara in quest’epoca di fretta e di continui stimoli esterni. Siamo così impegnati a “fare” che raramente ci soffermiamo sull’oggetto e il valore della nostra azione. Ieri me ne è successa una, di queste sfighe. Ma dopo tutto, avrei potuto evitarlo. Se fossi stata più attenta, se avessi riflettuto più di dieci secondi, se non avessi avuto per la testa mille altre cose (un turbinio di idee, pensieri, non necessariamente deteriore, ma alquanto confuso) forse non mi sarei ritrovata in quella situazione. Tutte le volte che ho perso un documento, che qualcosa mi è stato sottratto, che ho sfiorato un vero pericolo, ero in questo stato. Una condizione che, tuttavia, rischia di diventare sempre più pervasiva e per sempre più persone. Si decanta da più parti la meravigliosità dell’essere multitasking, ma pensiamoci un attimo: è davvero così scandaloso fare una cosa per volta, concentrandosi (anche brevemente, ma appieno) su una singola attività? Lo dice una persona che, a partire dalle scuole medie, non si accontentava di fare i compiti ascoltando musica, ma cantava il testo di una canzone leggendo il manuale di storia. Cosa stiamo dimostrando? Sì, certo, il nostro cervello è qualcosa di sensazionale ed è capace di fare questo e altro. Ma possiamo anche scegliere di non tenerlo continuamente in uno stato di sovraffollamento e di compiere una selezione. Anche perché in questo discorso si innesta anche l’emotività e la condizione fisica. Alla mente invasa da stimoli spesso si aggiunge l’incertezza per una risposta, l’ansia per una scadenza, il corpo affaticato per ritmi troppo serrati o fiaccato da una vita di immobilità fisica. Diamoci tregua. Fermarsi è necessario. Riflettere è necessario. Non rispondere a tutte le sollecitazioni e scegliere di volta in volta quale assecondare, assolutamente liberatorio. E decisamente preventivo di sfortune varie ed eventuali.

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3 thoughts on “Sei sfortunato? Fermati

    • Una stolta rimozione della mia auto con conseguente dispendio di quasi 200 euro, che di per sé è una seccatura ma niente di peggio. Ma è diventato lo spunto per riflettere su questa insana frenesia 😉 Y tu, qué tal? Baci e buon 2012!

      • Accidenti! Maledetti rimuovitori di auto a prezzi salati 😦 Io me la cavo dai, spero che il 2012 sia un anno decente x tutti noi. Per me é iniziato con un colloquio di lavoro tra una settimana, speriamo bene!!!! Saluti celtici dal nord 🙂

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