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So che è sbagliato generalizzare (anzi, cercherò di dimostrarlo anche in questo post), ma devo pur cominciare da qualche parte. E comincio da questa triste verità: le italiche genti hanno la pessima abitudine di sopportare, accettare e tollerare qualsiasi cosa per un certo lasso di tempo. Poi, subitaneamente, fiutato un vento diverso, suscettibile di diventare esso opinione comune e dominante, eccoli subito seguire questo nuovo corso, e rivoltarsi crudamente contro ciò che prima lodavano e sostenevano. Perché dico questo? Perché da qualche tempo a questa parte va di moda fare di tutta l’erba un fascio riguardo alla politica. Una volta la politica era un aspetto fondamentale, direi quasi identitario per una consistente fetta di popolazione. Col tempo non è più stato così, ma mai come ora la politica viene identificata – in qualsiasi sua forma – come qualcosa di sporco e volgare. E di conseguenza sporco e volgare (o nella migliore delle ipotesi del tutto inutile) è tutto quello che ci gira intorno. Per dire, in questo periodo tutti mi chiedono qual’è il mio “vero” lavoro, perché evidentemente lavorare come assistente al Parlamento Europeo non è una cosa degna di essere retribuita. Ho preso una specialistica in Scienze Internazionali e Diplomatiche e parlo quattro lingue, ma il solo fatto che lavori nell’ambito della politica fa sì che questo passi in secondo piano, perché si dà per scontato che io sia un’incapace raccomandata. Queste considerazioni arrivano indifferentemente da persone istruite o meno, di qualsiasi tendenza (o non tendenza) politica. Come modesta amministratrice del Comune di Milano (nel Consiglio di Zona, dove il contatto coi cittadini è strettissimo) mi sento dire che faccio parte della casta e che non dovrei avere tutti questi privilegi. Tutti questi privilegi sono un pass per parcheggiare nella Zona e un gettone di presenza che, tolti i contributi allo Stato e al partito, ammonta a 35 euro circa. Non posso sedermi a tavola con i miei amici e mi sento apostrofare con un “voi politici”… Ora, chiariamolo una volta per tutte: fare di tutta l’erba un fascio in questo ambito equivale a dire che un amministratore di un territorio o di un piccolo Comune – che per usare un educato eufemismo, si fa il mazzo e accoglie giorno dopo giorno le istanze dei cittadini – è uguale a un Consigliere Regionale che prende dai 5600 ai 12000 euro (dipende dalla Regione) o a un parlamentare. Sono d’accordo che ci siano stati privilegi inaccettabili e credo fermamente che occorrerebbe ridare moralità alla politica; ma che le persone vedano in chi svolge un servizio per la comunità in cui vive (tale è il senso di amministrare le piccole realtà) come una sanguisuga da estirpare, è inammissibile.

La politica serve eccome – e per fortuna c’è gente che la fa, spesso sottraendo tempo alle proprie passioni, al proprio tempo libero, conciliando con difficoltà attività lavorativa e politica. Quindi almeno un po’ di rispetto: non siamo tutti uguali. Anyway. Questa è solo una delle tante ordinarie idiozie che sento in questi giorni così convulsi per il Paese, dove evidentemente le persone si trovano in uno stato di stupore e incomprensione che li pone al di là del bene e del male.

Dialogo in un negozio di camicie:

Commesso: Ah, io non lo so, sapete cosa penso? Penso che forse sarebbe meglio uscire dall’Europa!

Persona senziente: Ma come? L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea…

Commesso: Sì, però, adesso come la mettiamo? Abbiamo fatto la moneta unica e non siamo neppure stati in grado di trovare un coordinamento sull’economia…

Persona senziente: Certo, hai ragione! Infatti ci vorrebbe un’Europa più forte dal punto di vista politico e con una linea comune nell’economia. Peccato che ora in Europa 25 stati su 27 siano governati dal centrodestra, che spesso preferisce gli interessi del singolo paese…

Commesso: Ah, ecco…allora ci vorrebbe un’Europa più forte dal punto di vista politico!

Cioé, cinque minuti prima voleva che l’Italia uscisse dall’Europa. Oggi, nel 2011, quando i problemi sono globali e anche la gestione europea rischierebbe di essere troppo ristretta. Ma andiamo avanti, non è necessario soffermarsi sempre sulla politica…

In un bar di Roma. Tre scanzonati (nonché stolti) amichelli siedono sorseggiando una non meglio precisata bevanda. Dietro di loro, due ragazzotti appena ventenni cercano di intortare due belle straniere dall’apparente età di 15 anni, con i seguenti discorsi:

Ragazzotti: In Italia, i giovani vanno in vacanza in Salento. Ah già, è bellissimo il Salento. Io però sono andato in vacanza in Sardegna

(Quindi? non sei giovane, evidentemente…) Gli amichelli ridono dandosi di gomito.

Ragazzotti: In Italia, ci sono molte città d’arte. Oltre a Roma ci sono Firenze, Pisa, Venezia, Bologna, Siena, Arezzo…poi c’è Milano, sì, Milano non è considerata proprio città d’arte, le città d’arte sono le altre

(Ah, che bello, sentivamo la mancanza della guida michelin di turno. almeno fosse una lonely o una routard, eccheccazzo) Gli amichelli ridono dandosi di gomito.

Ragazzotti (dopo aver descritto con dovizia di particolari la maggior parte dei monumenti italiani, mentre le ragazze di nascosto si fanno il gesto di fuggire quanto prima): in Italia si mangia tardi, mai quanto in Spagna, ma tardi! Invece in Germania, ah, si mangia prestissimo. Lo sappiamo perché siamo stati a Duisburg.

(E certo, perché se visiti Voghera o Catanzaro puoi dirti edotto di tutte le usanze italiane, per esempio) Gli amichelli ridono dandosi di gomito.

I noiosi e insipidi ragazzotti proseguono per almeno un’ora enunciando banalità, tutte accomunate dalla nefasta necessità di esprimersi per luoghi comuni irritanti e mendaci. Le ragazze li seguono rassegnate a fare una passeggiata vicino al Colosseo, perché a Roma – ça va sans dire – quando ci si deve provare,  ci si prova nelle stradine buie vicino al Colosseo. Potenza dell’ordinaria idiozia. Gli amichelli ridono dandosi di gomito, e per stasera finisce così.

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