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Tav o no Tav? In questi giorni tutti ne parlano. A dire il vero, si tratta di una questione che affonda le sue radici al decennio scorso: era proprio il 2001 quando è stato siglato l’accordo internazionale per realizzare l’opera. Che, a distanza di 10 anni, è ancora ben lontana dal dirsi compiuta. Certo, non sarebbe l’unico caso italiano; però qui più che altrove si è organizzata una resistenza strutturata e duratura a questo progetto. Resistenza che, ormai, non può ricondursi alla solita formula del “NIMB”(not in my backyard, ovvero non nel mio cortile di casa) perché dopo tutto, se l’alternativa dev’essere fra quella di una valle solcata da traffico di TIR e una solcata da meno TIR e più treni, probabilmente si sarebbe anche riusciti ragionare con le popolazioni. A meno di non voler pensare che la Val di Susa fosse, già da anni, covo di estremismi di ogni sorta…

Il problema invece è un altro ed è anche questo tipicamente nostrano: non c’è stata la capacità di gestire la situazione. Né di giustificare alcune scelte. Partiamo dal principio: l’analisi costi benefici. Di questo aspetto, che pure sarebbe quello preponderante nello schierarsi pro o contro l’Alta Velocità in Val di Susa, ormai non si parla più (ammesso che se ne sia mai seriamente parlato). Perché oggi tutti si stanno concentrando sul fatto che le proteste sono violente, che ci sono infiltrazioni dei Black Block, che fermare il Progresso è irragionevole. Dati più o meno verificabili e condivisibili, che però nascondono la totale assenza di un ragionamento più profondo. Ovvero: magari, se siamo arrivati a questo punto di non ritorno, di scontri fisici, di bombe carta nei cantieri (e figuaratevi se questo fa il gioco degli abitanti, che si erano sempre mossi in maniera pacifica) è perché non si è riusciti a dialogare, a spiegare, a mediare. Ma attenzione: il confronto, lo si attiva quando si è sicuri delle proprie ragioni. E qui i nodi vengono al pettine: solo chi non convince con le parole tenta di farlo con l’imposizione, e questo vale per entrambe le parti in causa: per i promotori dell’opera così come per i contestatori. Di fatto, è rimasta esclusa proprio quella fascia di persone che avrebbe avuto tutto l’interesse a costruire un dibattito serio e argomentato sulla materia. Ma perché questo confronto non si è creato? In un mio recentissimo articolo, cerco di capire la convenienza di un investimento oneroso come quello che lo Stato Italiano ha deciso di fare: la conclusione è che non c’è alcuna prospettiva di sostenibilità, dato che il nostro Paese non investe sul trasporto merci su rotaia, e che il solo traffico passeggeri è troppo ridotto per recuperare i costi. E allora: come si fa a convincere una popolazione che deve sopportare decenni di lavori (con i conseguenti disagi) per un beneficio non identificabile? Soprattutto: come si fa a tranquillizzarli, quando emerge che le montagne da traforare sono ricche di uranio e asbesto? Anche di questo, fateci caso, ormai non si parla più. E non se ne parlerà più, perché siamo arrivati allo scontro, dove non sono più possibili ragionamenti, ma solo prese di posizione. Ecco un altro male dell’Italia: quello di essere sempre percorsa da polarizzazioni tutto sommato vuote e strumentali, perché prescindono dal reale contesto. A rimetterci, saranno le popolazioni della Val di Susa (ormai schiacciate fra Stato e contestatori) e le casse dello Stato, che ancora una volta gridano vendetta.

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3 thoughts on “Alta velocità in Val di Susa: quello che bisogna sapere

  1. Credo tu abbia centrato il problema: non si parla piu’ dei motivi del no, nè di quelli spesso poco convincenti del sì.
    E il tutto va a favore di chi la decisione la impone, perchè il flusso di denaro che arriverà, a mio modo di vedere, è già stato promesso a molti.
    Paolo.

  2. Io ritengo che la TAV sia indispensabile. Chi ha più di 40/50 anni sa quanto ha perso il Piemonte rispetto alla Lombardia a causa della trascuratezza e dell’indifferenza dei piemontesi circa i problemi dei collegamenti ferroviari, aerei e stradali, che hanno spinto moltissime aziende a trasferirsi nella Lombardia meglio servita. Penso che molti NOTAV pseudoambientalisti/ecologisti la pensino come Bossi che di recente si è lasciato sfuggire: “A Torino basta essere collegata con Milano, non serve la TAV”

  3. Cari lettori, il punto fondamentale è che servono volontà politica, progettualità, capacità di confronto argomentato. Queste cose sono mancate ed è anche per questo che ora la contrapposizione è così forte e così ideologica. L’Alta Velocità riporterà aziende in Piemonte? Dipende. Sono stati spesi miliardi di euro (le stime iniziali sono più che raddoppiate): quanto costerà agli utilizzatori finali prendere un biglietto del treno oppure organizzare un trasporto merci? L’Alta Velocità rischia di diventare un’eccellenza elitaria. Milano-Roma in 3 ore è una fantastica opportunità, ma solo per chi se la può permettere. Agli altri conviene prendere l’areo: i treni meno costosi ormai sono sempre meno, e sempre più in ritardo. Questo non è esattamente il quadro di un Paese che ha chiaro quale modello di sviluppo percorrere, non vi pare?

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