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Attenzione alle semplificazioni: bisogna conoscere il “mestiere” dell’europarlamentare

NB: ho scritto questo articolo per il sito di Antonio Panzeri, ma visto che quello del rapporto fra informazione e percezione europea è un tema che mi sta davvero a cuore, lo “riciclo” nel mio blog 😉

Andrea d’Ambra, giovane giornalista simpatizzante del Movimento 5 Stelle, ha stilato per il secondo anno di seguito la classifica delle presenze degli eurodeputati italiani, dando – come in una vera e propria pagella – un voto dall’ottimo all’insufficiente. Dai dati pubblicati ha poi preso le mosse Giampiero Gramaglia per un articolo apparso su “Il Fatto Quotidiano” lo scorso mercoledì 22 giugno. Il titolo sembra voler dare un orientamento molto chiaro: “A Strasburgo i banchi italiani sono vuoti”, scrive infatti il giornalista. Anche se poi i contenuti del pezzo risultano più sfumati. Certo, un europarlamentare ha il dovere di essere quanto più possibile presente e di lavorare sui temi di cui si occupa, presentando relazioni, emendamenti e organizzando iniziative. Sempre di lavoro si tratta, con gli stessi obblighi – e sicuramente con maggiori responsabilità – rispetto a qualsiasi altro lavoratore italiano.  Ma il “mestiere” dell’europarlamentare non è così semplice e occorre esprimersi con cognizione di causa prima di elaborare sommarie pagelle e di lanciarsi in affrettati giudizi. Andrea D’Ambra, per esempio, afferma che “per “normalizzare” la situazione ci vorrebbe una modifica allo statuto dei parlamentari europei e poi chiosa: “lascio a voi indovinare chi dovrebbe farla”, ventilando che solo l’ingresso dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle potrebbe essere foriero di cambiamenti.  Sembra quindi non essere a conoscenza – o dimenticarsi strumentalmente – dell’allineamento degli stipendi (al ribasso) che gli europarlamentari, anche italiani, hanno votato prima dell’attuale legislatura.

Invece di prendere come esempio questa autoregolamentazione, che sarebbe certo la benvenuta anche nel nostro Parlamento nazionale, preferisce demonizzare la categoria degli europarlamentari.  Della stessa parzialità pecca anche Gramaglia, che forse dimentica anche il peso dei diversi sistemi elettorali quando afferma che “chi non c’è non può poi lamentarsi dello strapotere tedesco”. Il sistema elettorale con il quale vengono eletti i MEP (Membri del Parlamento Europeo) varia infatti da Paese a Paese. Nell’attesa di un eventuale allineamento, gli europarlamentari italiani, che vengono eletti sulla base delle preferenze raccolte su un’enorme circoscrizione, non possono esimersi dal fare intensa attività sul territorio. In sé e per sé, non è certo un aspetto negativo: visti gli strali che puntualmente (spesso proprio da blog o giornali poco informati) vengono rivolti all’Europa e ai suoi rappresentanti, molti dei nostri europarlamentari si prodigano per ribaltare l’opinione corrente e dare un’informazione più corretta e approfondita. Ecco perché valutare il valore di un MEP solo ed esclusivamente dalle sue presenze in Aula può essere, in alcuni casi, fuorviante: occorre infatti considerare anche il numero di iniziative, incontri, seminari sull’Europa organizzati sul territorio di provenienza. Detto questo, è giusto e corretto ricordare che il lavoro di un rappresentante è quello di essere presente alle votazioni e di cercare di conciliare l’attività sulla propria circoscrizione con quella svolta fra Bruxelles e Strasburgo, anche se talvolta lo scenario viene ulteriormente complicato dalle missioni estere. In ogni caso, non tutto è perduto: poco meno della metà dei MEP presenzia a oltre il 90% delle sedute, e fra questi annoveriamo esponenti del PD come Pier Antonio Panzeri, Roberto Gualtieri, Gianni Pittella (Vicepresidente dell’Assemblea), Sergio Cofferati, Salvatore Caronna, Vittorio Prodi, David Sassoli e Leonardo Domenici. Come a dire: qualche banco vuoto potrà pure esserci, ma anziché demonizzare un’intera categoria, proviamo a scendere nel dettaglio e distinguere fra chi lavora alacremente e chi – come Magdi Cristiano Allam, Ciriaco de Mita e Vito Bonsignore – preferisce spesso dedicarsi ad altre attività, capaci magari di garantire maggiore visibilità mediatica a livello nazionale.

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2 thoughts on “Banchi vuoti a Strasburgo?

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