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O anche The Social Network, la normalità della genialità. Perché questo (bel) film di David Fincher, che sono riuscita a vedere soltanto adesso, rappresenta un po’ entrambe le cose. Per tutta la durata del film ti rendi conto Zuckenberg è rappresentato come un genio con difficoltà relazionali, e ti domandi: in questo sta la sua anormalità o la sua appartenenza al mondo dei tardoadolescenti di oggi? Come ho cercato di far capire in Ragazzi a Tempo Indeterminato, siamo la prima generazione che non riesce a diventare compiutamente adulta. Contingenza dell’epoca, della difficoltà di farsi presto una famiglia o di trovare la pace – che forse non è mai esistita, nell’animo degli uomini, ma veniva costruita, mattone dopo mattone, dai nostri genitori e progenitori in cerca di stabilità. Insomma, facciamo fatica a crescere. E’ come se tutte le maledette puntate di Beverly Hills, di Melrose Place e di Dawson’s Creek che abbiamo visto, ci avessero minato il cervello.

O forse siamo stati semplicemente troppo viziati e assecondati, noi generazione del benessere dei tardi ’70 e degli ’80. In ogni caso, volendoci così bene ci hanno anche un po’ rovinati. E anche quando creiamo qualcosa di spettacolare, sembra che abbia una componente demoniaca. Facebook è spettacolare, ma è una delle invenzioni più tremende dell’ultimo secolo. E’ riuscito a incatenare milioni e milioni di persone, ed è nato dalla mente di un ragazzino. Ricordo che ho iniziato a usarlo nel lontano (dal punto di vista del web) 2007, dopo il mio Erasmus a Malta. Si stava già diffondendo rapidamente, ora è un torrente in piena. E se all’inizio ci davo un’occhiata di tanto in tanto, ora non passa giorno che non controlli lo status dei miei amici. Vogliamo sapere cosa pensano, cosa fanno, cosa desiderano coloro che sono vicini, o che vorremmo fossero vicini, a noi. Guardando The Social Network sembra tutto il capriccio di un ragazzino frustrato, con poche relazioni sociali, mollato dalla ragazza. Un ragazzino che crea un sistema pervasivo in grado di far comunicare anche chi è timido e poco brillante. Magari con un leggero “poke” o con un messaggio privato. Eppure quella piccola rivalsa, ora è parte della quotidianità di un immenso e crescente numero di persone. Cos’è normale? Avreste detto, dieci anni fa, che mettere in rete la nostra personalità, o un simulacro della stessa, è normale? Normale o anormale, sono categorie opinabili. Ciò che resta incontestabile è la genialità. Quella di capire, prima di qualunque altro, che gli individualismi di oggi sono solo un sistema di relazioni con altri codici, mossi però da vecchi istinti: essere accettati dal gruppo, poter avere una vita sociale e sessuale nella norma, far parte di una comunità. Desideri atavici, espressi in una cornice adatta alla disgregazione contemporanea.

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