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E’ da molto tempo che non scrivo ed è da molto tempo che medito di scrivere qualcosa sull’assenza di bellezza. Perché questo tema? Perché la bellezza sparisce per incuria, per interesse o per disinteresse, perché non sappiamo vederla. Ma davvero vogliamo vivere in un mondo brutto o che non ci piace? Il senso estetico non è qualcosa di superficiale e nemmeno di superfluo, soprattutto se riguarda gli spazi in cui ci muoviamo e in cui viviamo. Ecco perché la bellezza – in senso stretto e in senso lato – è così importante per condurre una vita soddisfacente. E dire che oggi è il 21 marzo, inizia la primavera, la stagione che più di tutte riesce a mettere in risalto la bellezza della natura, a volte in armonia con la bellezza della creazione umana, altre in lotta con la sua imperfezione talvolta drammatica. Proprio in questo momento di rinascita e di rinnovamento vale la pena di mettersi a pensare a come vorremmo che fosse l’ambiente che ci circonda. Nell’arco degli ultimi giorni la mia vita nomade mi ha condotta da Milano a Parigi, da Parigi a Bruxelles. Si tratta di tre città assolutamente diverse, ma è istruttivo osservarle per interrogarsi sui diversi modelli di gestione urbana. Parigi e Bruxelles sono cosmopolite da diversi decenni, Milano fatica a trovare la sua strada per l’integrazione. E’ vero: questi sono anni diversi, di ripiegamento sull’identità. E quindi la risposta italiana a un’immigrazione tardiva rispetto ad altre realtà europee, non può che essere diversa. Cambiamo tema. A Milano i parchi chiudono la notte, a Bruxelles non è raro vedere gente che fa footing anche a ridosso della mezzanotte. Cambiamo tema. A Parigi ci sono panchine e fontane ovunque, dal centro alla periferia. A Milano, se ti vuoi riposare o dissetare, devi cercare col lanternino o andare in uno dei pochi parchi. Per carità, questi sono esempi limitati e non possiamo, con questo, chiudere un discorso. Ma è doveroso aprirne uno più ampio e generale. Ovvero: il rapporto dello spazio urbano con la bellezza.

Non è bella, né gradevole, né vivibile, una città dove i mezzi di trasporto non funzionano la notte, obbligando le persone a utilizzare mezzi privati; dove le piste ciclabili sono poche e non diventeranno certo di più, perché sono stati tagliati i fondi regionali adibiti a questo scopo; dove interi quartieri sono privi di luoghi aggregativi; dove i locali vengono chiusi, soprattutto se fanno musica e cultura a basso costo;  dove non si cercano neppure più scuse per giustificare la crescente esclusione sociale. Non è bella una città e un hinterland di cemento, dove manca la riqualificazione degli edifici dismessi e la valorizzazione dei pochi parchi naturali. Se in un luogo si vive male e con disagio non è bella neppure la gente, costretta a fare i conti con disservizi e scomodità. Potrei andare avanti a lungo ma non serve. Il concetto è che la bellezza sparisce se non la si coltiva e se non ci si impegna giorno dopo giorno per diffonderla. Esistono a Milano grandi riserve di bellezza: monumenti, patrimonio culturale, tradizioni, potenzialità ancora inesplorate. Ma bisogna lottare per difendere quello che c’è e per inventarsi un modo diverso di vivere la città. Meno frenetico e più consapevole, meno consumistico e più aggregativo. Allora la bellezza tornerà a risplendere, non soltanto nei fulgidi giorni di primavera.

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