Home

Siamo di nuovo a marzo, e questa domenica di sole mi riporta a quando sono arrivata qui dopo 6 mesi di grigia Bruxelles, e mi ha accolta una Milano sorniona di luce, colori e tepore. Di quei giorni frenetici (a volte si è tremendamente poco consapevoli di quando si cambia vita) ricordo l’impressione che mi ha fatto il colpo d’occhio sul Duomo appena ripulito, le strade piene di gente che non ti guarda in faccia, la prima passeggiata sui Navigli e le prime prudenti esplorazioni dei luoghi intorno a casa. Credevo sarei rimasta 3 mesi e invece sono già due anni. Quando si vive qui, capita di incontrare continuamente altra gente che viene da fuori, perché il milanese doc è una specie rara e nascosta. Tutti cercano di capire perché ci si possa fermare, forse cercando di leggere nelle altrui risposte, le proprie (talvolta sconosciute) motivazioni. Perché qui ci si ferma, ma spesso col sottile desiderio di fuggire appena possibile. Milano è una città dal duplice volto. Nei primi mesi, quando prendevo sul ridere le piccole e grandi difficoltà nell’ inserirmi qui, avevo coniato l’espressione “Milano ti accoglie a braccia conserte”, ovvia storpiatura di “a braccia aperte”. A distanza di due anni, credo di non aver sbagliato di molto.

Tu arrivi e la città se ne sta lì, apparentemente imperturbabile. Guarda la tua infinitesimale esistenza, i tuoi sforzi per entrare in questo meccanismo che gira velocissimo. Se ne sta a braccia conserte, senza fare un gesto né di benvenuto, né di ostilità – osserva, e inizia a porti le sue condizioni. Puoi vivere qui, ti dice, se sei disposto a scambiare per aria il mio respiro avvelenato; se puoi accontentarti dei miei parchi recintati e delle mie auiole spelacchiate; se sai passare con disinvoltura dalle luccicanti vetrine del centro ai casermoni popolari; se hai voglia di lavorare, produrre e consumare. Milano ti osserva e dopo qualche tempo, inizia a formulare un giudizio. Se sei riuscito a trovare un lavoro, a pagarti una casa, a conoscere gente, a far girare il tuo nome, a frequentare qualche locale, a “fare giro” e fare opinione e magari fare tendenza, inizia a sorridere velatamente. Inizia a pensare che potresti essere il suo ennesimo figlio adottivo, perché la cittadinanza di una metropoli – anche di una relativamente piccola e provinciale metropoli come Milano – si acquisisce per meriti sul campo. Se invece arranchi fra piccoli impieghi precari, se l’affitto troppo caro ti ha spinto nell’hinterland, se riesci solo a sostenere il tragitto casa-lavoro e non ti tuffi mai nelle babeliche notti o nel negozietto vintage del centro, se a distanza di anni vedi solo facce sconosciute e ostili, allora Milano alza un sopracciglio. Pensa che non sei degno di entrare nel suo cuore, e che puoi casomai contribuire alla sua ricchezza stando però a debita distanza. Sarai solo una pedina fra tante, sacrificabile in qualsiasi momento. Questa è l’anima della città, che premia i successi ma non costruisce reti di sicurezza per i più deboli. E’ un luogo di spietata selezione naturale, dove sarebbe troppo bello dire che contano soltanto le capacità. Contano – e molto – le conoscenze, il denaro, l’appartenenza a un gruppo ristretto di privilegiati. A Milano, chi non ha soldi, potere o sicurezza vive peggio che in molti luoghi d’Italia. Un disoccupato non può neanche consumare le proprie giornate di fronte al mare, perché non c’è. Ci sono solo i Navigli, sempre più spesso prosciugati e talvolta tremendamente maleodoranti. E insomma, che diavolo ci faccio ancora qui, direte voi? Sono qui per un bel po’ di motivi. Perché se ti alleni a questa palestra, giocherai da fuoriclasse in qualsiasi altra parte del Paese, e con molta probabilità anche dell’Europa. Perché è ancora una città capace di innovare, piena di energie e di idee. Che sono poi le energie e le idee di chi la abita. Perché ho conosciuto tante persone interessanti, sveglie, impegnate nel sociale e con la voglia di cambiare le cose. Perché questo luogo è un immenso laboratorio sociale, economico, politico. Da qui è iniziato negli anni ’80 il cambiamento dell’Italia, da qui – spero – si potrà invertire la tendenza. Resto qui per contribuire a questa speranza di cambiamento. Tentando, nel farlo, di non cambiare io, di non svendere i miei ideali, di non perdere la mia coscienza. E’ questa in realtà la parte più difficile, ed è proprio qui – nel tenere una piccola distanza fra me e il delirio, fra il vivere nella città e il conformarsi ai suoi ritmi cannibali – che sta la sfida di un terzo anno, che inizia adesso. L’ho detto fin dall’inizio: quando me ne andrò, sarà perché lo voglio io. Non lascerò che sia il suo sguardo ironico a spingermi ad allontanarmi, con la coda fra le gambe, senza aver realizzato il mio sogno.

Annunci

2 thoughts on “Un (altro) anno a Milano

  1. Doris che bello leggere dalla lontana Panciu il tuo scritto…è sempre una grande emozione leggerti e leggere come di Milano tu sappia, da accolta, dare un tale preciso giudizio…Mi son trovata qui, con gli altri 3 ragazzi, a difendermi dal pregiudizio verso i milanesi, son proprio stufa, perchè porca miseria non siamo tutti uguali…E che odio quando cerchi di spiegarti e gli altri nemmeno vogliono capire, nemmeno ti ascoltano e ti lasciano finire….
    ed essere giudicata come “milanese” solo xche mi fa vomitare mangiare la pasta tt i gg…xche qst è il vero problema, essere in un paese estero e dover sorbire cose italiane che proprio nn mi vanno….farei meno fatica ad abiutarmi all’Africa….
    Ad ogni modo, mi dai sempre una grande energia e sono contenta di averti conosciuto…Non so se te l’ho già detto ma sarò a Milano il w-e del 25, mi piacerebbe vederti!!!!
    bacioni!!!!

  2. Pingback: Un (altro) anno a Milano

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...