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Anno nuovo vita nuova? Chissà. Per me l’inverno ha sempre coinciso con una sorta di letargo più fisico che mentale. In questa stagione ho voglia di riflettere e pensare, al calduccio e in un ambiente accogliente. Di contro, i cambiamenti di solito arrivano fra la primavera e l’inizio dell’autunno, momenti per me più dinamici e movimentati. In buona sostanza, rimugino ora sugli avvenimenti di questi ultimi mesi frenetici. Mesi in cui ho lasciato il vecchio lavoro per il nuovo, ho trasformato il mio stile di vita, sto cambiando anche le persone con cui vivo e in parte con cui condivido il mio tempo libero. Non mi sento scombussolata, ma stanca. Con la voglia di raddrizzare il timone e capire cosa abbia funzionato e cosa no, da agosto a oggi. Il solito percorso: riconoscere i limiti per poi superarli. Poi vedremo con quali balzane idee ripartire nell’anno nuovo che verrà.

Di sicuro devo fare i conti con una strana sensazione che mi pervade all’incirca da un mese, ovvero da quando è finita la “botta” di adrenalina per l’ennesima campagna elettorale. Sensazione che, come spesso accade, ho ritrovato nei libri che mi sono capitati fra le mani e nei segnali che ho captato intorno a me. Abbiamo sempre antenne per le cose che ci servono in un determinato momento, in realtà. L’importante è non fare come le lumachine e non ritrarre queste antenne (che poi sarebbero occhi) di fronte a ciò che è difficile da guardare, da sopportare, da percepire. Ecco, ciò che adesso mi rende instabile e scontenta è la soddisfazione di un desiderio e la necessità di trovare un altro sogno da realizzare.

Di solito riusciamo a realizzare ciò in cui maggiormente perseveriamo, ma non sempre riusciamo a sapere in anticipo se stiamo scegliendo il percorso giusto. A volte mi chiedo se non ho speso le mie energie in qualcosa che non era “giusto” per me. E’ un dubbio ciclico, che torna spesso a farmi visita e talvolta porta a sporadiche illuminazioni, a subitanei cambi di rotta. Nel 2010 ho lasciato le mie sicurezze per inseguire un sogno, o forse anche più d’uno. Strano però come la realizzazione dei desideri possa portare a un’inconsueta inedia dello spirito. Forse si vive meglio quando si ha una costante tensione verso qualcosa di più alto?

Penso che sia davvero così. Penso che la soddisfazione per il risultato ottenuto sia appagante fino a un certo punto; dopo di che, la natura umana pretende un diverso obiettivo. E’ questo, fondamentalmente, il motivo per cui chi è già ricco vuole avere di più, chi è già colto continua a essere assetato di conoscenza, chi ha trovato la persona giusta incorre nella tentazione di una scappatella. Non saremo mai completamente in pace con noi stessi. La filosofia orientale della rinuncia nasce proprio per contrastare la pericolosa, volitiva natura dell’uomo. Noi vogliamo, e il nostro desiderio è inesauribile, inappagabile. Il capitalismo ha vinto facendo leva su questo nostro peccato originario, la società dei consumi sta biecamente sfruttando la nostra propensione a voler sempre qualcosa di più. Ma il problema non è solamente la nostra natura, è la strada che prende il perenne desiderio. Ben diverso è chi desidera sempre e soltanto beni materiali, da chi tende alla saggezza, alla comprensione, a valori forti.  C’è poi chi tende all’assoluto e alla perfezione, non rendendosi conto che questo non è solamente impossibile, ma potenzialmente pericoloso: chi siamo noi per non dubitare e credere di conoscere la Verità? Oggi più che mai, continuiamo a dubitare dalle eccessive certezze, addomestichiamo il nostro perenne desiderio e rendiamolo una guida verso mete più nobili del mero possesso. Forse è questo, l’unico mio (ambizioso) proposito per il 2011.

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3 thoughts on “Riflessioni sull’umana natura e sul perenne desiderio

  1. cara Doris, bello questo tuo post.
    Grazie di averlo voluto condividere anche con me, che ho fatto un pezzetto di strada con te quest’anno, condividendo gioie, insoddisfazioni, delusioni, aspettative, progetti mancati o solo sfiorati.
    Ora ti propino un po’ di “melassa” natalizia, direbbe qualcuno…

    Mai rinunciare ai sogni. Mai abbandonare la speranza. Dare fiducia e credito agli altri, sempre. Anche se in tanti ti deludono. Nonostante tutto immaginare e spendersi per un mondo migliore.
    Altrimenti che vita è?
    Auguri e abbracci
    Tere

  2. Forse si vive meglio quando si ha una costante tensione verso qualcosa di più alto?
    la mia risposta è sì. penso veramente che il mio modo di essere si nutra del mio caos interiore. tutto il mio modo è un tendersi verso qualcosa di diverso e di più.. non ho mai pace, anche adesso che ho raggiunto quello che si definisce generalmente una vita appagante. il fatto è uno solo: chi ha le ali deve usarle! non si può far finta di non avere questo dono. anche se sono un dono pesante e a volte ingombrante.. quindi cara stregatta, carpe diem..e non sentirti mai in colpa per le tue ali… anche se il brivido qualche volta dovesse dartelo stò capitalismo/consumismo del caz! 🙂
    ti abbraccio, mica

  3. Ciao Doris!
    Anche questa volta sono impresso dalle tue riflessioni! Il tuo modo di penetrare l’animo umano rivela una rara intellingenza e una passione per la vita non indifferente! Vorrei dirti di piú ma non ho proprio parole! Ho solo voglia di darti un grande abbraccio e di augurarti un fantastico 2011 e un futuro pieno di soddisfazioni!
    Ieri (Natale) com la mia famiglia, sono anadato a visitare i familiari di mia moglie nel loro villagio natale. A un certo punto una donna per strada ci ha urlato di fermarci e, riconoscendola, ci siamo fermati! Lei é corsa a salutarci abbracciandoci e insistendo di andare a casa sua per salutare suo marito e vedere la sua figlia di appena in anno. Non potendo negarglielo ci siamo andati nel viaggio di ritorno.
    Abbiamo trovato una piccola casetta di due camere e ci hanno fatto sedere nel loro letto siccome non c’ erano sedie. Piccola casa ma pulita! Moglie e marito ci hanno accolto con cosi tanta amicizia che non so come spiegartelo, ci hanno mostrato la casa e parlato dei loro progetti e ci hanno anche offerto da mangiare e credici o no, il mangiare era veramente buono!
    Questa donna l’ abbiamo conosciuta circa 15 anni fa. Lei era una ragazza seduta vicino a un ospedale incapace di muoversi e con la madre accanto che piangeva non sapendo cosa fare per la figlia ammalata di AIDS e in fin di vita. Mossi da compassione abbiamo parlato alla madre e preso questa ragazza ad abitare con noi. Mia moglie ha fatto la infermiera per lei e tutti noi le abbiamo dato tutto il supporto possibile.
    Era in fin di vita e magrissima ma piano piano ha cominciato a migliorare, a recuperare energia e a camminare. In pochi mesi é migliorata cosí tanto che ha deciso di andare dal suo vecchio fidanzato che lavora nelle miniere del nord per sposarsi e formare una famiglia. Da allora ha trovato la forza di lottare contro il male e di fare progetti per il futuro, progetti che uno a uno si verificano!
    Durante questi anni abbiamo visto gente ammalarsi e morire ma lei é ancora in vita e piu attiva che mai! Siamo sempre rimasti in contatto e siamo veramente orgogliosi di lei! Vederla cosi contenta di incontrarci, invitarci a casa e offrici da mangiare é stata una meravigliosa esperienza che ha fatto di questo Natale un giorno speciale!
    Vale proprio la pena ogni tanto di fare sacrifici per aiutare qualcuno. Molte persone vanno e vengono ma qualcuno in cambio ti da una amicizia cosí profonda che vale piú di qualsiasi tesoro!
    Non voglio aggiungere altro a questa storia! A te il compito di trarne le giuste conclusioni!
    Un abbraccio da Massimo e Linette

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