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Sono tempi bui per la politica, questi. Soprattutto in Italia. Lo scadimento generale del discorso pubblico, l’inseguimento della visibilità ad ogni costo a discapito della progettualità e del coraggio, hanno insudiciato – forse ancora più della corruzione emersa negli anni ’90 – la classe politica.

Perché parlo di classe politica in generale? Perché anche se questi fenomeni non riguardano tutti, hanno avuto come effetto ben visibile quello di allontanare la popolazione dai partiti e di provocare un’indignazione generalizzata. Di più: un rifiuto. Che si traduce, molto spesso, nella frase “sono tutti uguali”; in movimenti alternativi alla politica (almeno nominalmente); in un crescente astensionismo e disinteresse. Ci sarebbe davvero da disperarsi e mettersi le mani fra i capelli se ogni tanto non capitasse di vedere qualcosa di diverso, capace di riaccendere la speranza e sfatare la sempre più diffusa immagine di “teatrino della politica”.

Nell’anno e mezzo che ho trascorso a Milano, mi sono resa conto di come davvero questa città sia – nel bene e nel male – una sorta di laboratorio dell’avvenire. Da qui hanno avuto inizio dinamiche capaci di influenzare tutto il Paese e di cambiarne la storia. Ecco perché ora assisto con particolare attenzione alle pedine che si stanno muovendo sul grande scacchiere politico meneghino. Il 2011 è l’anno in cui ci saranno le Comunali. Letizia Moratti si candiderà per la terza volta; a fronteggiarla ci sarà con ogni probabilità il candidato che uscirà vincitore dalle primarie del centrosinistra, che si terranno il 14 novembre.

Ed è qui che iniziano le novità positive. Innanzi tutto, il centrosinistra s’è mosso per tempo. A otto mesi dalle elezioni, ci sono già quattro candidati a in campo: Stefano Boeri, Valerio Onida, Giuliano Pisapia e Michele Sacerdoti. Ho avuto modo di sentirli parlare in diverse occasioni. Soprattutto, ho ascoltato Stefano Boeri. Dalla Festa Democratica a quella di Rifondazione; dai Circoli PD ai Circoli ARCI; dal teatro Zelig a quello del Trotter. In ogni circostanza è stato capace di parlare in maniera concreta, senza ricorrere a slogan accattivanti ma vuoti. Ha in mente un progetto per la città. E la città, quasi con circospezione, sta cominciando a sperare.

Lo senti nell’aria: Milano è stanca. Stanca di essere ingabbiata nelle paure costantemente alimentate; stanca di un immobilismo che non le appartiene; stanca del suo non essere europea. Molti sono disillusi, ma cresce la voglia di cambiamento. Si vede durante i confronti: volti che all’inizio sono diffidenti e che poi, lentamente, si aprono al sorriso. Dite che è soltanto una mia impressione? Non esattamente: anche un recente sondaggio dice che la partita è aperta. Chiaro, i sondaggi non sono la verità. Ma sono qualcosa a cui aggrapparsi quando si spera davvero che le cose possano cambiare. Non solo a Milano, ma nell’intera nazione, ormai estenuata dal declino economico, sociale e culturale.

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One thought on “Milano 2011: vincere si può, a partire dalle primarie.

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