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Vacanze, vacanze, vacanze! Per chi come me era abituato a fare praticamente tre mesi di mare ogni estate, passare quasi tutta la bella stagione a Milano rappresenta un’indegna tortura.

Non è soltanto il fatto di lavorare: quello lo si faceva anche a Ravenna, ma la sera sapevi che c’era il mare ad aspettarti, il rumore delle onde era dietro l’angolo, e ogni scusa era buona per un aperitivo o una festa sulla spiaggia.

Ma fa niente. Qualche weekend di mare sono riuscita a farlo, un paio di bagni nel fiume anche, e a inizio stagione mi sono anche viziata con un bel ponte a Londra. Quindi, bando alle lamentele e al solito vizio di non sapersi accontentare.

Anche perché adesso finalmente si parte. Ancora poco più di un giorno dietro la scrivania, e poi sarà tutto diverso. Ci sarà il lungo viaggio in pullman attraverso territori sconosciuti, ci sarà un po’ di stanchezza, qualche timore, e poi finalmente sarò là, in Kossovo con Operazione Colomba. Lo so, qualcuno di voi già lo pensa: ma chi te lo fa fare? Me lo fa fare la voglia di impegnarmi, di fare qualcosa per cambiare il mondo, visto che il mondo si cambia attraverso piccoli e grandi gesti individuali.

Non è tempo di rassegnazione, di immobilismo, di mera constatazione dei fatti: a mio modesto parere, oggi più che mai bisogna fare, viaggiare, vedere, mediare. Ho studiato scienze politiche perché volevo avere gli strumenti teorici per capire il mondo che mi circonda. Ma di questi strumenti non ce ne facciamo nulla se restiamo chiusi nel nostro piccolo guscio protetto e rassicurante, senza mai toccare con mano ciò che ci circonda. I Balcani sono lì, terribilmente vicini eppure sconosciuti. Non se ne parla, è quasi un buco nero nella cartina.

Come si vive in Kossovo? Cosa fanno le persone? Quali sono le conseguenze del conflitto? Cosa fa EULEX e cosa avviene nella più grande base Nato d’Europa? Non so se riuscirò a rispondere a queste domande. Persone che sono state a lungo nei Balcani mi hanno messo in guardia contro la tentazione di trarre conclusioni affrettate su uno scenario così complesso come quello dei Balcani. In effetti non ne conosco bene la storia e la cultura e spero che questo sia soltanto il primo passo di un percorso di conoscenza.

Un percorso anche di crescita personale: non si parte solo per fare i “buoni samaritani”, lo si fa spesso anche per un’esigenza interiore. Quella di mettere in pratica i propri principi, dell’essere coerenti con le proprie scelte filosofiche o etiche. Operazione Colomba fa scelte radicali, molti li definiscono i “duri e puri” della cooperazione. Sarà per questo, per il mio spirito un po’ manicheo su certi aspetti, che li ho preferiti ad altre realtà. Non si fa assistenzialismo, si fa mediazione e si disinnesca – attraverso il dialogo e l’applicazione della nonviolenza – la lunga coda della tensione post-conflitto.

Certo, lo ammetto: avevo voglia di riposare, di stare spaparanzata sulla spiaggia, di tuffarmi nel “sacrificio collettivo della testa” (citazione dotta) delle vacanze estive, in cui la scelta più annosa è se pasteggiare a vino bianco o a birra ghiacciata…ma mi sono auto-imposta di passare dal “vorrei…” al “voglio, e lo faccio”. Ci sarà tempo per riposarsi, ho già passato le scorse vacanze a tarallucci e vino 🙂

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