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Questo non è un articolo come la maggior parte di quelli che compaiono su questo blog. Per festeggiare l’imminente compimento del primo anno di vita di Small Pocket Revolution, mi concedo il lusso di parlare di qualcosa che si discosta, almeno apparentemente, dal principale tema di questo blog: cambiare il mondo con piccole Rivoluzioni quotidiane.

Invece oggi parlerò di un “semplice” mercatino. Quello che, l’ultima domenica di ogni mese, compare sulle due sponde del Naviglio grande, rendendolo ancora più grazioso e caratteristico di quanto già sia. Da quando sono a Milano questo appuntamento me lo sono goduto solamente due volte; oggi ne ho fatto approfittare anche mio padre, per il quale molti di questi oggetti risvegliano ricordi diretti, non mediati dall’immaginario collettivo che ci fa “intuire” – non avendoli mai vissuti – i favolosi anni ’60 e ’70.

Dunque, si cammina fra le bancarelle, occhieggiando fra tessuti, cimeli, vestiti, lampade, telefoni e tante altre cose. Peccato che in tutto questa esposizione di oggetti per la maggior parte superflui e futili, ci si renda conto di una realtà lancinante. Ovvero di quanto siano belli, innovativi, e ancora meravigliosamente gradevoli a distanza di interi decenni. Si pensa con perplessità alle cose nuove che si comprano adesso e che si riducono a poltiglia nell’arco di mesi se non di settimane; agli standard qualitativi sempre peggiori dei materiali; alla mancanza dell’immaginazione nella progettazione di troppi oggetti che ci accompagnano nella quotidianità.

Ti rendi conto, in ultima istanza, che in quegli anni le persone delle classi medio basse compravano indiscutibilmente meno, ma meglio. Ed ecco perché anche oggi, alla distanza di 40 anni, gli armadi dei tuoi genitori contengono tesori; ecco perché vai alla ricerca degli occhiali da sole che loro indossavano; ecco perché immagini di decorare la tua (futura & improbabile) casa con oggetti d’antan, sapendo che le daranno uno stile inconfondibile.

Ma poi chissà perché il più delle volte, presi dalla contingenza della fretta quotidiana, si finisce con l’andare in deprimenti catene come H&M, Zara, Ikea e via dicendo pensando soltanto a spendere poco, e poi vada come vada. Sarà anche un riflesso di questa poco solida contemporaneità, in cui nessuno di noi sa come andranno a finire le cose, e allora a che pro comprare cose durevoli e affidabili, quando nella nostra vita di durevole e affidabile non c’è nulla? Pare insomma che anche il modello di consumo si sia, almeno in parte, adeguato al malsano clima di precarietà che aleggia su tutto.

Per fortuna quindi che il mercatino c’è ed è frequentato. Per fortuna che ogni tanto ci ricordiamo di quei mirabili oggetti. Per fortuna non siamo obbligati, dopo tutto, a circondarci di cose che, progettate per essere poco più che usa e getta, faranno presto il loro tempo.

Arrivati a questo punto, viene spontaneo pensare a come il gusto del bello sia troppo spesso sottovalutato nell’odierna società. Basta osservare quanto il bello sia svilito nell’urbanistica, nell’architettura, nell’arte…nella stessa quotidianità delle nostre esistenze. Un centro commerciale NON è bello. Un casermone delle case popolari NON è bello. Gli svincoli delle tangenziali, le fermate delle metropolitane, i supermercati, i palazzetti dello sport: sembrano tutti concepiti da qualcuno che sta male e possibilmente vuol far star male gli altri.

Dunque se il bello – come molti affermano – altro non è che il riconoscimento di un’armonia di forme e colori, appare chiaro come ci troviamo troppo spesso circondati da un contesto dissonante, incapace di comunicarci sensazioni positive. La bellezza, che pare diventata un requisito fondamentale per una vita di successo, paradossalmente sparisce dall’universo che ci circonda.  Non è quindi che anche la rivalutazione della bellezza – quella vera, non quella artificiale e costruita – in tutti i contesti e in tutti i settori, possa entrare a far parte della piccola e quotidiana lotta per portare avanti la nostra personale Rivoluzione? 🙂

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5 thoughts on “Il mercatino vintage sui Navigli

  1. Ciao,
    condivido il tuo discorso sulla qualità e la bellezza di certi oggetti del passato, e sulla necessità di una rivalutazione della bellezza come parte di una “qualità di vita” che oggi sembra più difficile da conquistare. Voglio però anche ricordare che la generazione che ha preceduto quella degli anni ’60 faceva considerazioni simili sul presente di allora e intravvedeva nella produzione di massa degli oggetti quotidiani un passo indietro proprio rispetto alla “qualità” degli oggetti, e pure alla loro “bellezza” , soprattutto pensando a quella produzione manuale che sottintendeva una conoscenza molto grande dei materiali e delle loro qualità per la durata nel tempo. Sono nato nel 1937 e posso dire di aver visto con i miei occhi il passaggio da una società (parliamo dell’Europa ) che ancora era prevalentemente contadina e artigiana ad una società in cui la produzione in serie era diventata gradualmente la condizione indispensabile per la crescita della “produttività” del sistema industriale fondato sull’accumulazione di capitale e quindi sul profitto. Quello che oggi è nuovo rispetto agli ’60 è il ruolo preminente assunto dal sistema della pubblicità e del marketing: senza la prima il mercato delle merci di largo consumo crollerebbe, senza il secondo non avremmo avuto l’invenzione di tutta una serie di accorgimenti che fanno leva sui “bisogni”, veri o indotti.
    Ora è assolutamente vero che la stragrande maggioranza delle merci di largo consumo oggi ha una qualità bassa, ma proprio perché questo è richiesto dalla necessità che un oggetto di consumo sia “vecchio” già dopo poco tempo ( pochi mesi, massimo un anno ) e sia così necessario sostituirlo con uno nuovo, per tenere alto il livello della produzione e del consumo. Questa è una banalità, ovvia se vogliamo, ma non è invece così ovvio che l’intero sistema produttivo e culturale che ha sostenuto questo processo abbia avuto bisogno di sostenere una cultura che vuole “azzerare la storia” facendo del presente il solo spazio vitale in cui muoversi, favorendo la scomparsa del significato della conoscenza del passato quale strumento per capire il presente,e teorizzando nei suoi intellettuali di punta “la fine della storia” e le meraviglie del pensiero “unico”. La conoscenza stessa è diventata merce, il linguaggio stesso è parte di questa mercificazione dei segni.
    Quella tua entusiasta scoperta del mercato milanese dei Navigli mi ha fatto pensare anche ad una voglia, ed un interesse, per riscoprire delle “radici”, per riflettere sul significato di quanto una volta veniva apprezzato, non come frutto di un nostalgico “ritorno al passato”, ma come un mezzo per riflettere sui perché del nostro attuale presente. E quando dici che la riscoperta della “bellezza” dovrebbe entrare a far parte di una lotta quotidiana per cambiare le cose , mi sembra chiaro come questo esiga una radicale critica del modello culturale prevalente oggi, strettamente legato al modello di “sviluppo” , sempre preconizzato ( a maggior ragione oggi di fronte alla crisi …) come la soluzione, l’unica, dei mali del presente. In altre parole, per contrapporre un modello diverso al sistema culturale imperante, oggi bisogna smantellare sul piano teorico e pratico il modello economico che vede nella “crescita ” la sola soluzione politica possibile, ed essere in grado di aprire una diversa prospettiva. E con questo si arriva alla necessità di avere degli strumenti ” per la critica dell’economia politica” ( come il vecchio Marx chiamava l’analisi del Capitale ) che non siamo semplicemente finalizzati a giustificare l’esistente, ed a prospettare soluzioni “economiciste”.

    Mi farebbe piacere sviluppare con te ed altri questo discorso qui abbozzato, ragionando concretamente sul quanto succede oggi , in Italia e fuori.
    Un caro saluto.
    Bruno

  2. Ciao Doris e Bruno

    Bella la storia del mercatino e interessante il commento di Bruno!

    Sono d’accordo riguardo alla qualitá che deve essere bassa per ragioni di mercato! Io vivo in S. Africa e sto vivendo questa realtá da un punto di vista diverso; per esempio in Italia quando una macchina raggiunge e supera i 100.000 kilometri é giá vecchia (almeno questo era quello che succedeva quando stavo ancora in Italia!), comincia a fare fumo e ad avere problemi mentre quí lo stesso modello puó avere gli stessi sintomi attorno ai 200.000 kilometri (non tutti i modelli!) ed é facile trovare macchine con piú di 300.000 kilometri di vita. Diverso mercato diverse esigenze! La macchina che guido ha 135.000 kilometri ed é considerata quasi nuova!
    Penso che questo sistema non possa andare avanti all’ infinito a causa dell legato enorme consumo di risorse!
    Stiamo semplicemente mettendo un velo di fronte ai nostri occhi godendoci quello che il sistema ci da e evitando di guardare al danno che facciamo a questo pianeta, illudendoci che in qualche modo questo sistema possa continuare ad andare avanti e che qualchedun’ altro risolva i vari problemi in qualche modo!
    Capisco anche che a questo punto non é facile cambiare anche grazie alla mentalitá umana che vediamo attorno a noi, che esperimentiamo vedendo i valori nella vita di chi ci governa e nella maggiranza delle persone!

    Discorso aperto!

    Ciaoo!

    Massimo

  3. Ciao a tutti, volevo segnalare che oltre al mercatino Vintage sui Navigli, ce ne sono altri, forse meno “rutilanti” ma forse più economici, ad esempio nei mercatini di Cosico e di Buccinasco (MI) ci sono bancarelle selezionate con borse ed abiti d’epoca di buona gusto, al mercatino di Bonola (MI) la domenica altrettanto, vi segnalo anche il sito di I LOVE VINTAGE!, nelle news potrete scoprire tutti gli appuntamenti di settore: wwwilovevintage.biz
    😉

  4. che bella descrizione, e quanto hai ragione, c’è qualcosa di poetico in un pezzo vintage perchè ha in sè sempre una piccola storia! ho sentito che questo mercatino sui navigli si tiene solo la prima domenica di ogni mese, è così? e poi vorrei chiederti un’altra cosa, ovvero come raggiungerlo…magari se sai darmi qualche via di riferimento in cui si tiene e poi mi affido all’ottimo google maps per evitare di perdermi!! 🙂 ps complimenti per il blog, è davvero molto interessante!

  5. Ciao Kiki e grazie mille per i commenti positivi 🙂
    Il mercato di cui parlo nell’articolo si svolge l’ultima domenica del mese; da quando l’ho scritto però sono cambiate alcune cose e si è trasferito in zona anche un altro mercato vintage che si svolge, poco distante, tutte le domeniche del mese. Che dire…io devo ancora esplorarlo ma se dovessi farci un salto fammi sapere cosa ne pensi!

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