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Si sa che molte volte il terrorismo e la sicurezza sono soltanto scuse dietro alle quali si cela la voglia di controllare la popolazione e limitarne i diritti di espressione. La proroga del cosiddetto Decreto Pisanu, emesso nel 2005 proprio per preoccupazioni inerenti il terrorismo, ne è l’ulteriore dimostrazione.

Si tratta di una legge che limita l’accesso alle reti wireless aperte al pubblico. Difatti, il pubblico o il privato che volessero fornire questo tipo di servizio (sempre più diffuso all’estero) dovrebbe richiedere a tutti i fruitori di registrarsi…una norma davvero assurda e che non ha pari in Europa né tantomeno negli Stati Uniti, che riguardo al terrorismo proprio non scherzano.

Ecco perché in Italia ci sono così pochi hotspot. Un altro modo, se ce ne fosse bisogno, di ostacolare la diffusione della Rete. Lo abbiamo visto anche con l’attacco di politici e media tradizionali contro i social network, accusati di essere crogiuolo d’odio e violenza: lo spazio di libertà rappresentato da internet fa paura. Ma vogliamo renderci conto che la libertà d’espressione va tutelata?

Certo, non plaudo a chi utilizza la Rete per diffondere determinati messaggi, ma il problema è il tipo di messaggio e non il mezzo attraverso il quale viene veicolato. I messaggi razzisti, discriminatori e violenti (contro chiunque rappresenti l’Altro) provengono anche dalla nostra classe dirigente, come stupirsi che proliferino  sul web, che altro non è se non ulteriore specchio della nostra società sempre più malsana?

In Lombardia, dove abbiamo la destra e la Lega al governo, il problema della sicurezza e dell’immigrazione viene strumentalizzato a scopi politici, l’immigrato stigmatizzato e accusato di tutti i mali. In un clima di crisi economica, è facile ricorrere al ben noto giochetto di incolpare lo straniero mentre non si fa nulla per tutelare i cittadini italiani. Ma qui si aprirebbe un discorso troppo ampio. Mi premeva solo dire che l’odio è molto spesso il frutto della strumentalizzazione politica e di una non-cultura ormai imperante basata sul rifiuto del diverso.

Tornando all’argomento principale:  in un Paese come il nostro, dove l’informazione proviene ancora in larga misura dal tubo catodico (ops…dimenticavo…siamo passati allo schermo piatto e al digitale terrestre…due imprescindibili priorità della vita moderna) e da poche case editrici controllate da grandi gruppi d’interesse, fare in modo che l’accesso alla Rete venga facilitato, e non ostacolato, deve essere una priorità di tutti coloro che hanno a cuore la libertà d’espressione.

E’ in questo contesto che nasce la carta dei 100 blogger per la libertà della rete. Un’iniziativa che purtroppo non è riuscita a ostacolare l’ulteriore proproga del decreto Pisanu, ma che se non altro ha contribuito a rendere evidente la necessità di opporvisi. Ed ecco che ora è in progetto di allargare la platea di aderenti. Da 100 a 100o blogger, da 1000 a 10 000, finché saremo troppi per essere ignorati.

Io ovviamente aderisco, e voi? Se siete interessati, scrivetemi. E intanto, diffondete a tutti i vostri contatti!

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One thought on “Facciamo rete per la libertà della Rete

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