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Cosa c’è di peggio che riconoscere a parole un problema e poi negarlo nei fatti? E’ la domanda che sorge spontanea osservando il risultato del vertice di Copenaghen, preceduto da mesi di intensi negoziati. Ancora una volta un nulla di fatto. Dopo la promessa fallita di Kyoto, ecco un’altra delusione da aggiungere a una serie che si fa pericolosamente lunga.

I leader del mondo si sono incontrati per enunciare appelli accorati e dibattere del futuro del pianeta. Di fronte a questa problematica che interessa ogni singolo abitante della terra, ancora una volta sono prevalsi interessi particolaristici e una visione miope e senza prospettiva della politica.

Se ne parlava proprio domenica scorsa, a un aperitivo-incontro con l’europarlamentare Antonio Panzeri presso il Circolo PD Barona, a Milano. Nella fase che stiamo vivendo appare sempre più evidente che, da un lato, manca una forte leadership a livello internazionale; dall’altro, è totalmente assente un orizzonte politico, un ideale che diventi progettualità verso la quale tendere. Questi due aspetti si sono rispecchiati appieno nel Vertice di Copenaghen, dove l’accordo minimo proposto da Cina, India e USA, pur riconoscendo l’esistenza del problema del surriscaldamento globale e la necessità di adottare misure per limitarlo, ancora una volta non sancisce regole precise. Ogni decisione vincolante viene, ancora una volta, rimandata.

ONG di tutto il mondo (Ucodep, Avaaz, Oxfam e Greenpeace) hanno valutato l’intesa faticosamente raggiunta come un fallimento storico o, nel peggiore dei casi, un vero e proprio crimine. Le parole servono a poco, infatti, se non si stabilisce un  tetto alle emissioni, se non si stanziano fondi ingenti per aiutare nel percorso i Paesi in via di sviluppo e se non sono le grandi potenze economiche mondiali, in primis, a mettersi in gioco.

Anche la posizione dell’UE viene duramente criticata: se, infatti, gli obiettivi proposti dall’Europa erano più ambiziosi di quelli emersi dal vertice, non sono stati utilizzati appieno gli strumenti di pressione diplomatica a disposizione. Di fronte all’accordo al ribasso proposto dagli Stati Uniti, i leader europei non hanno utilizzato la propria forza politica e negoziale, restando a guardare mentre si delineava un compromesso vago e soprattutto senza vincoli di sorta.

Certo, l’Europa ha il merito di aver stabilito la riduzione del 20% delle emissioni entro il 2020. Ma se è per questo, aveva anche tentato di raggiungere la piena occupazione entro il 2010, e a pochi giorni dalla scadenza, appare evidente che delineare un obiettivo e trovare le modalità di raggiungerlo sono cose ben diverse.

Insomma, l’ennesimo fallimento della politica di fronte alle sfide complesse della contemporaneità. Che troppo spesso la classe dirigente non sia in grado di fronteggiare i gravi problemi del nostro tempo  – crisi economica, disoccupazione, degrado ambientale, diseguaglianza sociale – ce ne rendiamo senz’altro perfettamente conto, soprattutto in Italia. Ma per forza occorre rassegnarsi a questa politica della contingenza, al mero rinchiudersi in azioni di brevissimo respiro che non preludono a nessun vero cambiamento?

L’impoverimento del discorso pubblico è un fenomeno che dovrebbe interessare ogni persona di buon senso. Opponiamoci in ogni circostanza alle semplificazioni, cerchiamo di aprirci alla complessità, alle correlazioni, alle interdipendenze. Per Natale, regaliamo un goccio di buon senso a quell’amico che da un po’ di tempo crede davvero che opporsi a questo stato di cose equivalga a un’istigazione all’odio o a un mero velleitarismo. Difendiamo ogni brandello di libertà. Impariamo a trattare di argomenti importanti col sorriso sulle labbra, senza essere saccenti né arroganti. Diamoci del tempo per argomentare, convinciamo anziché tentare di imporre.  Forse sono questi gli obiettivi che dovremmo darci per il 2010: iniziare noi a cambiare la realtà, con le armi a nostra disposizione, nell’attesa che si materializzi una leadership ( a livello nazionale e mondiale) che sia davvero dotata di prospettiva e che sappia scommettere sul domani.

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One thought on “La delusione di Copenaghen e l’assenza di orizzonte politico

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