Pocket Revolution's Blog

Piccole Rivoluzioni Tascabili per sognatori e ribelli

Qualche metro fianco a fianco

Era la fine di agosto e il sole splendeva alto nel cielo terso del mattino.
Lei era tornata da due settimane ed ancora non si era saziata del calmo e rassicurante Adriatico.
Ogni mattina si alzava, faceva colazione e indossava il costume. Poi, adeguatamente equipaggiata di crema solare, telo e libri, si avviava a piedi verso la spiaggia.
La camminata costituiva di per sé un’occupazione piacevole. I piedi immersi nell’acqua fresca e limpida, percorreva i 3 km che la separavano dalla spiaggia libera. Nel percorso si guardava attorno, osservando le famiglie con bambini, le anziane signore in costume intero, gli uomini soli in cerca di preda.
Arrivata a destinazione – sempre lo stesso posto, a pochi metri dall’acqua – stendeva il telo, si toglieva gli occhiali da sole e in pochi istanti si gettava nel mare.
Non sapeva che un altro abitudinario del luogo la teneva sotto osservazione da quando, quindici giorni prima, aveva iniziato a frequentare la grande spiaggia orlata di pini.
Senza i suoi fedeli occhiali non vedeva molto, e d’altra parte non avrebbe forse fatto attenzione a quell’ingrigito signore dall’aria distinta e dall’età indefinibile. Il suo corpo era ancora forte, ma il cranio calvo cosparso di una rada peluria bianca e il volto solcato di rughe facevano pensare che avesse già oltrepassato da tempo la soglia dei sessant’anni. Aveva un’apparenza solitaria, ma se per questo anche lei. Non erano molte le persone a recarsi da sole in quel luogo prevalentemente frequentato da coppie, famiglie e gruppi di amici.
Forse fu questo ad attrarlo per la prima volta, oltre al fatto che alla ragazza piaceva indubbiamente nuotare, un altro punto in comune con lui.
Aveva visto con quale piacere entrasse nelle fresche acque del mattino, con quanta energia iniziasse a nuotare a dorso. Era buffo, non nuotava mai in un altro stile. Quanto a lui, prediligeva il crawl, ma  da buon nuotatore – aveva praticato lo sport per anni – possedeva la perfetta padronanza di tutti gli stili.
Era in pensione da qualche tempo e non trovava miglior passatempo che andare in spiaggia, portandosi dietro un buon libro e concedendosi lunghe nuotate per ritemprare corpo e spirito. Sua moglie era morta appena cinque mesi prima e viveva ancora in uno stato di irreale sconcerto, aspettandosi di rivederla comparire all’improvviso. Anche se sapeva benissimo che questo non sarebbe mai accaduto…così cercava di tenersi occupato e di evadere dalla sua casa, dolorosamente piena di ricordi.
Il terzo giorno, la ragazza comparve quando lui era già in acqua. La guardò immergersi e iniziare a nuotare lentamente nella sua direzione. Il sole forte le faceva tenere gli occhi chiusi e sarebbe probabilmente andata a sbattergli addosso, se non si fosse fermata e, controllata la situazione, non fosse ripartita riaggiustando la traiettoria. Lui l’aveva osservata. Doveva essere poco oltre la ventina, aveva lunghi capelli castani ed indossava un costume rosso sulla pelle ambrata dal sole. Senza sapere per quale motivo, iniziò anche lui a nuotare in una linea parallela alla sua. La ragazza parve accorgersene, perché accelerò al punto che faticava a starle dietro. Ma forse non era molto allenata, perché si fermò dopo appena un centinaio di metri. Per non essere troppo sospetto, lui proseguì e a debita distanza la vide riposarsi facendo il morto per un minuto per poi ripartire in direzione opposta.
Passò il resto della mattinata a seguirne i movimenti, dentro e fuori dall’acqua. Alternava momenti di lettura e riposo a lunghi bagni.
Il giorno seguente la rivide. Era più presto della volta precedente e lui si trovava ancora sotto l’ombrellone a risolvere un cruciverba astruso. Come sempre, la ragazza comparve da sud – pareva che venisse a piedi – posò lo zainetto, dispose il telo ed entrò in mare.  L’anziano signore , stringendo gli occhi al riverbero del sole, osservò ancora una volta i suoi gesti. Entrò lentamente ma con decisione, bagnandosi un po’ ventre e spalle prima di tuffarsi. Iniziò a nuotare a dorso, fermandosi ogni poche decine di metri per controllare di non urtare nessuno lungo il percorso. Decise di ritentare l’esperimento del giorno prima ed entrò anch’egli in acqua. I movimenti di lei erano piuttosto imprevedibili, ma lui andò più al largo e valutò la situazione finché non fu ancora una volta in grado di nuotare al suo fianco, a pochi metri di distanza.  Questa volta, la ragazza non diede segno di essersi accorta di lui. Proseguì a un ritmo regolare e poi, senza alcun preavviso, si fermò e ripartì in direzione opposta, mantenendo una velocità costante.
Da quel giorno in poi, ogni mattina, i due appassionati nuotatori percorrevano una piccola distanza fianco a fianco. Il distinto signore era convinto che esistesse una sorta di muto accordo, di reciproco riconoscimento, e giunse persino a fantasticare sul giorno in cui avrebbe potuto rivolgere la parola alla giovane. Ma per dirle cosa, in fondo? Pensandoci bene, era già più che soddisfatto di nuotarle a fianco, percorrere quelle poche decine di metri senza sentirsi solo. Quello di cui aveva bisogno, in fondo, era solamente avere un motivo, per quanto futile, per svegliarsi ogni mattina. Di quella piccola consolazione si nutriva la sua vita solitaria.
Non sapeva che la ragazza, molto miope senza i suoi occhiali, non si era mai accorta di lui. Quello che per il signore era diventato un rito fondamentale, per lei semplicemente non aveva mai avuto luogo. Aveva, talvolta, percepito i movimenti di un altro corpo in acqua vicino al suo. Ma c’era molta gente, la luce del sole giocava con i riflessi del mare e, per giunta, nuotava quasi sempre con gli occhi chiusi, immersa in un mondo a parte. Così, non si rese mai conto di essere osservata e, in un certo qual senso, seguita.
Quel giorno, nessuno dei due poteva immaginarlo, sarebbe stato l’ultimo dell’estate, l’ultimo di quell’unilaterale sodalizio. Tornarono a casa senza fare particolare attenzione ai nembi scuri provenienti da nord. Prima che la sera giungesse, un forte vento aveva increspato la piatta tavola dell’Adriatico, che rifletteva ormai il grigio metallico di un cielo infuriato.
Poi arrivarono tuoni, lampi, e la pioggia scese copiosa a rinfrescare i prati riarsi. La stagione dei temporali era arrivata e non ci sarebbe mai più stato un altro giorno caldo e terso in cui andare al mare. Settembre regalò alcune belle giornate, tiepide e gradevoli, ma la diversa angolazione del sole sembrava voler comunicare che l’estate era definitivamente terminata.
Al sopraggiungere delle perturbazioni, la ragazza ricominciò a studiare per gli esami e tornò nella città dove frequentava l’ultimo anno di università. Quanto a lui, fu rapidamente riavvolto dallo spesso bozzolo della solitudine. Ai primi di ottobre giunse la nebbia, conferendo al paesaggio l’ indeterminatezza dell’autunno. Il mare lambiva ancora la spiaggia ormai deserta, dove risuonavano ormai solo gli striduli versi dei gabbiani.

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