Cos’è, dopotutto, l’Orrore? E’ quello descritto in Cuore di Tenebra, in Apocalypse Now?
L’Orrore è guerra, morte, distruzione? E’ il prevalere dell’istinto predatorio sopra ogni tipo di mediazione culturale?
Quello che segue – il monologo di Kurtz in Apocalypse Now – è un frammento senz’altro evocativo. Come evocative sono tutte le descrizioni di guerra.
Di fronte a scene del genere, oppure a narrazioni di massacri e atrocità, siamo tutti concordi. Ecco l’Orrore.
Ma l’Orrore del quotidiano, siamo capaci di vederlo con uguale lucidità?
Vi invito a pensare alla vostra giovinezza. Se siete della mia generazione, siete ancora giovani, ma abbastanza maturi da aver percepito numerosi cambiamenti. Vi ricordate di quando non c’erano centri commerciali? Vi ricordate quando non v’era vergogna nell’utilizzare i vestiti smessi dei cugini? Vi ricordate di quando all’effimera moda veniva preferita la durevolezza delle cose?
Boh. Magari no. O forse, all’epoca v’erano diverse forme di Orrore.
Comunque, si parlava di questa quotidianità a tratti insopportabile. Trovo insopportabile la ressa, trovo insopportabile il malumore del lunedì mattina, le code ai supermercati e quelle in macchina. Trovo orribili le pubblicità nelle stazioni e alla televisione, gli inviti all’ottimismo, l’accettazione dell’esistente, la carenza d’immaginazione.
Mi offendono lo stile di certi casermoni popolari, la speculazione edilizia, le coste deturpate, i monolocali invivibili, le monoporzioni. Odio il cibo artificiale, le bevande al gusto di, l’alcol che fa venire il mal di testa, i fuoristrada nei centri storici, le pellicce delle signore per bene, l’asfalto sconnesso che fa cadere i motorini, i lavori in corso d’eterna durata, i martelli pneumatici di domenica mattina, le grida delle casalinghe isteriche, le scorie nei fiumi, il pm10 nell’aria, l’ipocrisia della politica e la politica dell’ipocrisia.
A volte odio me stessa per vedere tutte queste cose. Allora, come tanti, mi rifugio nell’Oblio. Che non serve assolutamente a nulla, ma è dannatamente riposante.
Noi siamo una generazione che, più o meno coscientemente, ha trovato questa via di fuga. L’Orrore è troppo per essere affrontato con le armi della razionalità e dell’azione quotidiana.
Allora c’è gente che si rifugia negli aperitivi che durano ore, nei cocktail avvelenanti, nei fumi dell’erba o in tante altre cose più o meno nocive, più o meno legali.
Le sere in cui barcolli diventano consuetudine, come anche i discorsi sconnessi, i sogni irrealizzati, la constatazione che il modo migliore per dimenticare l’Orrore è dimenticare tutto, anche noi stessi. Che dell’Orrore siamo parte integrante. E allora ben vengano l’Oblio, le sostanze, le chiacchiere futili e il divertimento spiccio.
A nessuno dà fastidio che ci bruciamo il cervello, al di là delle dichiarazioni ufficiali. Sia data via libera a questa lotta, che si rivolge contro noi stessi anziché contro l’ordine costituito. Nulla cambierà mai. Noi ci giocheremo qualche anno della nostra vita, quelli più eversivi, quelli combattivi della giovinezza. Poi torneremo sui binari della normalità, oppure ci perderemo nei bar malfamati. Non importa. Frattanto, l’Orrore vince. E si espande.