Pocket Revolution's Blog

Piccole Rivoluzioni Tascabili per sognatori e ribelli

I – Della mobilità abbiamo fatto un vanto.

Molti di noi sono mobili e di questa mobilità abbiamo fatto un vanto. Siamo stati fra i primi a essere incoraggiati a partire e a internazionalizzarci, nel momento in cui l’Europa unita diventava più di una formula e cadevano barriere fisiche, ideologiche, politiche. In tanti abbiamo cambiato casa per andare a studiare in una città diversa, dove fosse possibile costruire una nuova versione di sé. Perché siamo convinti che sia possibile farlo, nonostante le tante evidenze del contrario. Come se spostarsi fosse la chiave di volta per un cambiamento più profondo, ci siamo illusi che un posto nuovo volesse dire una nuova identità.

Abbiamo condiviso case, condiviso Erasmus, condiviso partenze e ritorni. Finché quasi abbiamo perso il brivido che ci ha accompagnato la prima volta da soli su un aereo, e fare/disfare valigie s’è trasformato in un rito ripetuto. Abbiamo già visto più terre di quante, con ogni probabilità, ne avessero mai viste i nostri genitori, e siamo tornati a casa parlando lingue straniere e disquisendo di altre culture che forse abbiamo avuto la fortuna di intuire.

Abbiamo imparato a cercare casa, a sistemarci alla meno peggio, a fare dello sradicamento un modo di vivere. Cambiando città, giro di amici, più tardi cambiando lavoro e perché no anche Paese. Un caleidoscopio di spostamenti, di incontri spesso fugaci, altre volte in grado di cambiare la vita. Abbiamo sacrificato tanto alla voglia di guardarci attorno. Poteva essere un veloce weekend o una permanenza di mesi, abbiamo reciso e riallacciato legami. Abbiamo passato ore a interrogarci sul perché di quella spinta che ci induceva, quasi contro la nostra volontà, a voler andare altrove. Noi vogliamo essere altrove, non importa dove.

Abbiamo così tante foto che ricordano queste esperienze e che rappresentano una sorta di diario di viaggio senza parole. Le pubblichiamo, le condividiamo, le riguardiamo nei momenti in cui ancora desideriamo andarcene. Ma perché siamo costantemente in fuga? Scappiamo forse da noi stessi, dalle complicazioni della nostra vita troppo soddisfatta? Troppo abituati a rapidi desideri e costanti cambiamenti, siamo incapaci di adagiarci nello scorrere del tempo. Siamo incapaci di godere il momento perché c’è sempre un prima ricco di felicità e, sicuramente, ci aspetta un futuro radioso. Siamo qui e ora pensando ad altro, e l’altrove ci ha già invasi, c’è entrato dentro in un momento di distrazione e non è certo pronto ad andarsene così facilmente.

3 Comments on “I – Della mobilità abbiamo fatto un vanto.

  1. Luca
    novembre 16, 2009

    –Doris.. te lo giuro, non avrei trovato parole migliori per descrivere questo status. Condivido al 100% tutto, tranne forse la storia della identità, ma questo è tanto personale–

  2. Cecilia
    novembre 20, 2009

    Molto molto molto vero ! Touchée !
    Brava Doris/ Carrie Bradshow, questa rubrica promette molto bene !

  3. thepocketrevolution
    novembre 22, 2009

    Grazie per i commenti, cari amici viaggiatori o espatriati…
    In the meanwhile ho già postato due nuove parti…un po’ deliranti, ma sempre nel mood di rappresentare questa sghemba fetta di vita che stiamo attraversando…

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