Pocket Revolution's Blog

Piccole Rivoluzioni Tascabili per sognatori e ribelli

“Questo mondo non ci morirà tra le braccia”

Purtroppo è di nuovo inverno. E non c’è niente da fare a questo proposito.

C’erano i piedi che gelavano sulla neve, mentre la neve cadeva e tutto attorno era grigio o bianco, nella notte brussellese.

C’era la malinconia di fronte a una buona birra. Parlavi con una persona che non vedevi da un anno e ti sembrava che fossero trascorsi secoli, a giudicare dal tenore dei discorsi.

Sei ancora giovane, tante persone alla tua età si stanno ancora allegramente crogiolando nell’indecisione e negli ultimi esami di laurea. Tu nell’indecisione ti ci crogioli ancora, ma nel frattempo non hai mai smesso di vivere.

Vivi da quando hai deciso di osare. Hai deciso di osare quando hai accumulato troppo tedio, troppo nichilismo, troppa voglia di essere altro e di andare altrove. In tutto questo c’era e c’è l’idealismo. Ma ogni tanto, sentendoti parlare, ti stupisci di come il tempo passando lasci tracce.

Non sono le tracce sul tuo viso che non è mai stato troppo giovane, attraversato com’è sempre stato da pensieri torbidi e pesanti che segnavano di amarezza i sorrisi.

No. Il tempo lascia traccia sulle idee, sulla percezione della realtà, sulla paura della disonestà. Sul non credere più che le persone siano al mondo per fare qualcosa di buono e giusto.

E’ per questa speranza perduta che le canzoni tristi fanno venire voglia di piangere. Che le atmosfere rarefatte dell’inverno in aeroporto fanno venire voglia di mollare tutto. Che il viaggio solitario fa venire voglia di parlare a una delle poche persone che pensi ti possa capire.

Ma vogliamo davvero perdere le speranze? Vogliamo forse arrenderci al fatto che il mondo potrebbe morirci fra le braccia mentre noi stiamo guardando altrove?

A volte pensi al manicheismo e a come spesso tutto finisca con l’essere bianco o nero. Pensi a come la realtà dei sogni raggiunti sia terribilmente deludente. Meglio non raggiungere i propri sogni o crearsene subito dei nuovi? Rilanciare verso partite sempre più azzardate? Ma intanto il tempo, il fatidico tempo passa e lascia i sedimenti nello spirito e nell’anima. Tornerai a camminare nella città gelida, da sola nella notte, con in tasca i dubbi, con nelle orecchie la musica decadente della vita milanese? Tornerai a vivere sulle montagne inseguendo sogni di purezza?

Si scioglierà il nodo in gola, ti salverai dal mal di stomaco?

E’ trascorsa più d’un’ora mentre bevevi birra per enfatizzare la malinconia di questo mondo dove siamo tutti connessi ma siamo tutti lontani e reciprocamente estranei.

Gli altri mondi ci circondano, non riusciamo a capirli né a carpirli. E a forza di ferirci siamo diventati consanguinei, ma non necessariamente vicini. Soltanto malati della stessa malattia di quest’epoca terminale ed esasperata.

Voglia di ipnosi. Voglia di svuotarsi, perché la misura è colma. Voglia di strapparsi di dosso le catene. Voglia di riappropiarsi del Tempo.

I’m a slave, I’m free”. I would feel free if I wouldn’t have perception of the lack of true freedom.

Chi è davvero libero? E’ libero chi controlla gli altri? No, è schiavo della volontà di dominio. E’ libero chi è controllato? No, è schiavo dell’altrui insicurezza che si traduce nella necessità di dominare.

E’ libero chi si trova nella condizione di non desiderare ciò che è impossibile avere.

Sto accarezzando i miei sogni, li sto annusando, li sto assaggiando. Al primo, cauto morso, il sapore è acre. Scopro che dietro la patina lucente del titolo e delle possibilità, una parte della mia vita sembra sfuggirmi.

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